In viaggio con il capo e rapimenti in periferia

Era così tanto tempo che non provavo un’emozione che pensavo di essere diventata solo un involucro poco tonico e, invece, per fortuna il misericordioso mi è venuto in soccorso e nelle ultime settimane mi ha arricchito la vita di eventi.

Innanzitutto sono stata testimone oculare di un rapimento (e quando si parla di oculo per una miope e astigmatica si va già per sentieri spinosi).

Per fartela bella lunga e non finire questo racconto in due perifrasi concise, mi trovavo a Gassino, una piccola provincia di Torino nota per non essere nota affatto. E infatti a Gassino a parte i vicini di casa che non ti salutano neanche se minacciati dall’isis non succede proprio niente

E dunque, stavo tornando dalla palestra insieme alla mia amata sorellina quando vediamo una signora correre urlando disperata di star cercando un bambino con un cane. Allora la mia consanguinea, io, un altro paio di sfigati che passavano di lì e non avevano avuto la prontezza di dileguarsi una parallela prima e un tot di anziani che dopo millenni sentivano di nuovo il sangue pompargli nelle vene, ci siamo messi a cercare il suddetto cucciolo d’uomo con bestia annessa.

Ammetto che vedere la madre buttarsi per terra e gridare “Me l’hanno preso” mi aveva scosso in parte le interiora (interiora che da giorni venivano nutrite adeguatamente dalla mia genitrice, motivo per cui non avevano alcun motivo di agitarsi se non per la drammaticità della situazione) quindi, correndo come un possibile acquirente delle scarpe Lidl in edizione limitata, mi sono girata tutta la cittadina cercando il giovane cristiano.

Per sfiga o fortuna a seconda che tu sia in età pensionabile o meno, Gassino è piccola quindi dopo tre giri completi mi ritrovo al punto di partenza e assisto al felice ritrovamento del minorenne.

Ed è lì che mi è crollato il mondo addosso (in parte per la carenza di zuccheri dopo la corsa)

Non fraintendermi amico, vedere la scena di come madre e figlio si abbracciavano piangendo l’uno tra le braccia dell’altra sarebbe stato impagabile se non fosse che il piccolo ricercato altro non era che un teenager con tutta probabilità già il foglio rosa.

E da qui ti vedo, amico mio, mentre preso da una furia omicida sbatti la tua Fender Stratocaster a terra e con ancora il manico in mano mi urli che sono solo un’insensibile e che probabilmente il giovane non conosceva Gassino motivo per cui era più che plausibile pensare che un rapitore pazientissimo si mettesse a casa un adolescente da nutrire e mettere in guardia sui rischi del sesso non protetto.

E ti darei anche ragione, amico mio chitarrista, se non fosse che il giovane dopo essersi ripreso dalle forti emozioni appena provate, aveva lucidamente spiegato che si era assentato per andare a lasciare il cane alla nonna che viveva a un passo di papera dal punto esatto in cui la signora si era gettata sull’asfalto in lacrime.

Ma tutto é bene e quel che finisce bene quindi vabbuó, spero almeno che abbiano imparato in famiglia il dono della comunicazione che sicuramente gli tornerà utile in diverse altre occasioni della vita.

Fiera di essere riuscita a raccontare una banalità in 500 parole, eccoti il secondo aneddoto del mese ovvero quando sono andata in gita a Düsseldorf rigorosamente a spese non mie.

Il tutto è avvenuto circa una settimana fa, quando al mio Lui è stato chiesto di presenziare a un evento dell’azienda per cui lavora e nella quale chiaramente non ho nulla a che fare.

Non appena saputa la lieta notizia, neanche il tempo di congratularmi con il mio cuoricino per tutti i suoi successi che avevo già impacchettato un paio di mutande e aspettavo il giorno della gita grattando alla porta.

Insomma, alcuni malpensanti potrebbero ritenermi una approfittatrice egoista, altri una gold digger ancora alle prime armi o, addirittura, tutto questo insieme. Non starò qui a negare perché sarebbe come lottare contro i mulini a vento ma quello che posso dirti è che, come tutto nella vita, anche la mia sgradita partecipazione al viaggio ha avuto un duro prezzo da pagare.

La moneta di scambio in questione è stato il disagio in un tragitto tête-à-tête con il capo dell’azienda.

Un’italiana, un tedesco e un russo (e già ha il gusto torbido di una brutta barzelletta) costretti a guardarsi negli occhi per sei ore di viaggio senza alcuna spinta primordiale a indagare l’uno nella vita degli altri ma neppure la maleducazione di portarsi la musica ed estraniarsi dal gruppo.

 Gli unici tentativi di comunicazione sono stati un “Hai visto a Star is born” domanda posta dal principale e a cui il mio biscottino ha risposto con un secco no raggelando le arterie di tutti i presenti, la mia old but gold osservazione sul fatto che il tempo non era dei migliori e, infine, dei falsi complimenti circa la padronanza dell’idioma straniero che ci siamo fatti a vicenda io e il boss palesemente per sovrastare il rumore dei grilli.

Contando, però, che sono arrivata a destinazione alla modica cifra di 0 euro è stato un prezzo che tutto sommato ho pagato volentieri. In più sebbene Düsseldorf si sia rivelata l’ennesima città tedesca assemblata dal Signore in un giorno di sbatta, questa vacanza è stata come tutte le cose nuove una bella storia.

Quindi voto dell’ultimo mese considerando il soggiorno italiano e la breve parentesi tedesca: 10

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