Guai con la legge

Anche i migliori commettono sbagli. Se poi i migliori hanno scelto come luogo di ubicazione l’ex DDR con il presupposto di fare della propria vita una festa allora capisci bene, amico mio, che qui si parla di qualcuno che mangia pane ed errori a colazione.

La storia di oggi però è particolarmente entusiasmante, perché oltre al danno aleggia anche un certo odore di galera. E quando c’è di mezzo la gattabuia è difficile non voler continuare a leggere (ti prego amico mio continuaaa)

Si parla di un giorno di quest’estate che se non ti specifico quale fosse é solo perché a fare il muschio per tre mesi si perde la cognizione del tempo.

Quel dì il piano era quello di uscire con la mia amichetta giappo-russa per andare a Vino Kilo, che se non sai cosa sia te lo riassumo in due parole: una porcata. Si tratterebbe di un mercatino dell’usato vintage di cattivo gusto ai prezzi però di un negozio monomarca Gucci (nonostante la dura critica ci ho chiaramente speso dei soldi ma smettila di darmi dell’incoerente perdio)

E quindi ci mettiamo d’accordo di trovarci direttamente all’entrata e così, per la mia prima volta in 26 anni, mi trovo puntuale a grattare le metaforiche porte di questa kermesse. Dato che la mia accompagnatrice è ancora a casa in ciabatte, mi schiaffo in un angolo ad aspettare.

Per passare il tempo ma soprattutto per darmi un’aria carismatica, tenebrosa e anche un pizzico romantica, tiro fuori il libro e mi metto a leggere.

Proprio mentre mi accingo a farlo, con la coda dell’occhio vedo un biondo che mi guarda.

La cosa da una parte mi lusinga soprattutto perché se mi conosci hai una vaga idea di dove stiano i biondi nella mia lista di priorità, dall’altra vorrei spararmi dalla vergogna perché che io abbia dei problemi a rapportarmi con gli altri esseri umani è evidente anche a un occhio non clinico.

Dopo un tot che non saprei dirti neanche io e la stessa riga letta un numero spropositato di volte senza capirne il significato, vedo la zazzera gialla spostarsi e arrivare fino a me.

Io timida ma audace finalmente alzo la testa per cominciare lo show dove io sono una femme fatale tanto calda quanto irraggiungibile.

Sto dunque per guardare negli occhi l’uomo con il feticismo del capello poco nutrito quando, sorpresona, scopro amico mio che a venirmi a fare le avances non è un giovane in età da matrimonio ma un simpatico adolescente.

E quindi nulla amico, il mio pretendente si presenta e mi spiega che il motivo per cui si è parcheggiato a pochi centimetri dalla mia persona durante quella che viene definita pandemia, è che davanti a tanto charme proteggersi è un casino. (Ok questo forse potrebbe non averlo detto ma certe cose una donna le sa senza che debba sentirle.)

Mentre mi spiega per filo e per segno i dettagli della sua vita cosicché io non possa neanche illudermi di star parlando con un trentenne che porta i suoi anni d’incanto, sento già le sirene della polizia in lontananza. In tutto questo la mia amica mi avverte che si è tolta il pigiama e si è messa i jeans buoni della domenica e che quando i pianeti si allineeranno sarà pronta a prendere il tram.

Dato che mi sembra brutto scacciare via un teenager come se fosse un gabbiano invadente, sia perché è scortese, sia perché stiamo parlando di un’età molto delicata, decido di assecondare il giovane dagli ottimi gusti in fatto di donne.

Perché il suo interesse scemi in modo naturale, comincio a parlare solo di cose di cui parlerebbe un adulto responsabile. Faccio fatica essendo abituata a usare il 3% del cervello ma in pochi minuti imbastisco una simpatica conversazione su quanto sia importante studiare e impegnarsi, sul perché i giovani siano il nostro futuro, sul come l’energia rinnovabile vada incentivata, e aggiungo anche che quando si va in moto è bene usare sempre il casco e che la cameretta va spolverata almeno una volta ogni due settimane se non si vuole morire per i funghi.

Nonostante la saggezza, testardo come lo vuole la sua età, il giovane dopo avermi assicurato di non avere una moto ma che qualora dovesse comprarla userà tutte le dovute precauzioni, decide di conquistarmi facendomi delle moine sull’outfit.

Ammetto che li comincio a sentire le mie difese vacillare. Dopo anni e anni di cattivo gusto nell’addobbarsi, finalmente qualcuno che riconosce che il mio look non è il risultato di un daltonismo non ancora diagnosticato, ma il perfetto equilibrio tra brutta personalità e poco budget a disposizione.

Prima che io possa dirgli ti amo, la mia amichetta mi scrive che, vista la posizione di mercurio retrogrado, aveva deciso di prendere il pullman prima e che ora si trovava a pochi metri.

 Tra me e me ringrazio il mio deus ex machina giappo-russo, avverto il mio conversatore della buona nuova e lo invito a gattonare altrove. Come addio il teenager mi chiede almeno di lasciargli il numero perché il sospetto di non poter più vivere un’istante senza la certezza di potermi rivedere anche solo nei suoi sogni è troppo doloroso (frase parafrasata da “vabbuó ma ci sentiamo?”)

E quindi l’aneddoto si conclude così, con una me divisa tra il desiderio di allontanare il minorenne e scongiurare il rischio di passare il capodanno dietro alle sbarre, e la responsabilità sociale di preoccuparmi che il giovane torni a casa sano e salvo e che non prenda freddo durante il tragitto.

Come sempre ha vinto la parte di me che si detonerebbe come un kamikaze in un asilo se solo non ci fosse il rischio che il giubbottino esplosivo la ingrassasse. E quindi con un laconico “no” ho lasciato il mio pretendente sussurrare il mio nome in lacrime mentre io mi avviavo a spendere i miei pochi danari senza un localizzatore attaccato alla caviglia.

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