Svento una truffa mondiale

Hai presente quando vivi un mese di vita senza un singolo avvenimento degno di nota ma per impressionare amici e parenti ne ripeschi uno a caso dal passato e lo racconti con ingiustificato entusiasmo fingendo di avere una vita incredibilmente elettrizzante?

Benissimo.

Allora sei già entrato nello spirito di questo nuovo articolo, amico mio coccolone che mi capisci sempre ed è per questo che ti auguro un sacco di cose belle come, per esempio, il metabolismo veloce.

Ma adesso entriamo nel vivo della faccenda, ancora mentre leggi ti viene la malsana voglia di chiudere tutto e fare qualcosa di più utile.  

Iniziamo dunque con la narrazione di quella volta che ho reso un servizio a tutta la comunità senza che nessuno se ne sia accorto e, soprattutto, senza che nessuno abbia in seguito ringraziato (ma sappi che non è mai tardi per i complimenti). La cosa bella di questa vicenda è che tutto è iniziato quando ho deciso di aprire un profilo su fiverr con scopi tutt’altro che di beneficienza. L’idea era quella di riempire il mio conto corrente della cosiddetta “cacca del diavolo” e non condividerla ovviamente con nessuno. Motivo per cui mi sono messa su questa simpatica piattaforma per lavori sottopagati in qualità di copywriter e articolista.

E quindi nulla, dopo un periodo di tempo abbastanza significativo da farmi pensare che non avrei trascorso le vacanze di natale a sciare a Cortina come pianificato, mi arrivano i primi lavori. Ci tengo ad anticiparti, amico caro, che con “primi” si intende anche ultimi e ora ti spiego il perché.

Inizialmente ricevo diversi compiti da una signorina che mi fa scrivere un sacco di articoli sui prosciutti. Come tutti i professionisti che si rispettino, al sesto articolo sulla catalogazione del salume mi trattengo dal fare domande.

Proprio perché alla lunga incomincio a provare insofferenza verso questo alimento, sono particolarmente contenta quando mi arriva una nuova richiesta. Un articolo su un programma di crypto-trading.

Se ti ricordi bene, alle elementari le maestre insistevano con una certa caparbietà sul fatto che fosse importante leggere la consegna. Io che fin da piccola ho sempre preso cazzi per mazzi, questa regola non l’ho mai imparata. Fatto sta che della richiesta del mio cliente arabo leggo si e no le prime tre parole. Contando che le prime due erano di saluto, trai tu le conclusioni circa la mia comprensione del compito da portare a termine.

Ma vabbé, nessuno è perfetto e in piú questa è la dimostrazione che nella vita non bisogna mai dilungarsi nelle carinerie.

Dopo aver pressappoco intuito l’argomento e aver fatto una ricerca, scrivo le mie 1000 parole sul fatto che questo portale è la truffa del secolo e che chi lo usa è pure scemo. Consegno la faccenda e mi intasco i miei dollaroni con i quali avrei potuto comprare un gelato con aggiunta panna se proprio volevo strafare.

Sennonché a poche ore di distanza dalla consegna mi viene voglia di ricontrollare quello che ho fatto. Il perché non lo so, dato che tornare sui miei passi è una bella abitudine che non ho mai acquisito in 26 anni e rotti di vita.

Ed è proprio mentre rileggo la consegna che sento i lembi del mio sorriso farsi vincere dalla forza di gravità. E infatti mi accorgo che il mio datore di lavoro aveva specificato (con tanto di grassetto usato per le parole “very important” ) che l’articolo doveva sostenere l’attendibilità della piattaforma di cui dovevo parlare.

In parole povere mi sono accorta che gli avevo praticamente rovinato il business, e con esso probabilmente la vita, smascherando la sua attività illecita e io su fiverr avevo pure una simpatica foto profilo con tutti i miei connotati ben in vista.

E nulla, con la paura che la mafia tunisina potesse venire a bussarmi al citofono e non per un caffè e due chiacchiere, cancello il mio profilo e sparisco dalla sua vita. Non detono il computer semplicemente perché, se mai dovessero entrarmi in casa i ladri, non trovando nulla di valore, non vorrei pensassero che sono proprio alle pezze.

Una storia avvincente (mi sento di dire l’ennesima) che mi ha insegnato due cose. La prima è che la maestra Anna aveva allora lecitamente ottenuto quel posto di lavoro e non era una fanfarona come sospettavo. La seconda è che chi nasce pecora non solo muore pecora ma dovrebbe proprio smetterla di firmarsi con nome e cognome sotto tutti i suoi scritti.

Fatto sta che mi dispiace un po’ per la signora dei prosciutti ma se vogliamo in parte l’ho fatto anche per lei, perché continui a investire nel settore dei salumi e non in quello meno sicuro delle criptovalute.

Quindi prego Gioia

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