Gli uccelli della signora (e di come questo non é il titolo di un porno pacchiano)

A me dispiace, amico mio dolce, passare sempre per una brutta persona. Ma d’altronde non si può mica chiedere a un colibrì di smetterla di volare a scatti come uno schizzato o a un salmone di finirla di scapicollarsi su per la corrente o, ancora, a uno stambecco di evitare di leccare le pietre per un po’ di sale perché rispetto agli altri ungulati risulta ridicolo.

E quindi eccoci qui, con l’ennesimo episodio dove ti racconto degli aneddoti generalmente poco interessanti dove penso o faccio qualcosa che mi potrebbe creare dei seri problemi il giorno del giudizio, quando il Supremo, vedendomi saltellare in direzione paradiso, si sfilerà una crocs celestiale per lanciarmela addosso a velocità supersonica.

Trasliamoci in portogallo, in un punto imprecisato della patria di Ronaldo, dove io e la mia metà della mela stiamo arrancando tra i cespugli.

 Il nostro obiettivo è visitare un brutto faro che solo una volta arrivati scopriremo essere pure chiuso al pubblico. Ma vabbé, se non sbaglio qualcuno di importante ha detto che è il viaggio che conta e non la meta quindi, nonostante tra il mio 38 e mezzo di piede e la destinazione ci sia solo una landa di verdura e nient’altro, neppure un primark o un semplice H&M, sono di buon umore perché insomma sono in vacanza, il sole, il profumo di mare…

Neanche il tempo di formulare questi pensieri e cercare una canzone di Tiziano Ferro che li contenga tutti, che vedo una signora girovagare con l’aria di chi tra pochi istanti entrerà, seppur di passaggio, nella mia vita.

E infatti, che noia, eccola che ci vede già in lontananza e comincia a sbracciarsi. Un buon 50% della mia persona è in procinto di dirottare lontano e lasciare la donna nel suo brodo, l’altro 50% pure, ma sentendo la parola brodo suggerisce anche di trovare un posto dove fare pausa pranzo.

Il mio lover invece che è una bella persona è già lì a prestare soccorso.

“Stavo guardando gli uccelli”. Non faccio neppure in tempo a farle una squallida battuta sul fatto che a pochi metri da lì c’era la spiaggia dei surfisti se la cosa poteva intrigarla che la giovane birdwatcher prosegue nella sua narrazione: “Quando ho perso il cellulare”

Una storia veramente toccante in cui capisco che il mio ruolo è quello di trovare il marchingegno alla tizia avvalendomi della mia vista miope e astigmatica. La signorina, con voce querula, conferma le mie intuizioni e aggiunge che, se mai volessimo provare a fare uno squillo al suo telefono per velocizzare la ricerca, di metterci il cuore in pace che lì non c’è campo.

“A soreta mia cara”. L’amante dei volatili lo prende come un sì.

E quindi cominciamo. La signora cerca ma lasciandosi distrarre dai corvi, il mio lui cerca ma guardando per aria perché ha il cuore d’oro ma un leggero deficit dell’attenzione, io cerco seriamente ma solo perché non si sa mai che insieme al telefono non abbia perso anche il portafoglio.

E quindi nulla, vaghiamo per un tot nella tundra quando nientepopodimeno che la sottoscritta trova il huaweii in questione.

Ancora una volta nelle vesti di eroina porto il bene di lusso alla signora che mi ringrazia ma non abbastanza dato che non fa neppure il gesto di sfilarsi un centone dalle tasche.

Mentre ormai mi rassegno che al giorno d’oggi le buone azioni a quanto pare sono cose che si fanno senza neppure aspettarsi un tornaconto personale e mi interrogo sul dove andremo a finire di questo passo, sto già allontanandomi dalla birdwatcher per tornare alla mia vita e lasciarmi per sempre lei e la sua tecnologia alle spalle.

E invece in cinque parole la giovane riesce ad agghiacciarmi nonostante l’afa del sud.

“Vi offro un caffè suvvia”. E qui io già ti vedo amico mio carissimo mentre minacci il tuo gatto di passargli il silk epil addosso e mi urli con fin troppa rabbia che offrire un caffè in segno di riconoscenza è un gesto carinissimo e che maledire una signorina per così poco fa di me un po’ meno di una nazista e un po’ di più di un evasore fiscale.

E su questo, credimi gioia, ti capisco e ti do ragione ma ti prego allontana quell’epilatore dal tuo persiano.

Quindi la giovane fa la sua proposta indecente e io non posso proprio rifiutare perché vicino a lei il mio boyfriend già saltella e batte le mani per la felicità.

Mentre mi appunto di cercare una caverna da affittarmi per l’inverno, tutti e tre ci avviamo verso un bar (precedentemente ho detto che non c’era nulla nei dintorni ma perché solo in quel momento scopro l’esistenza di questo maledettissimo punto di ristoro) e dopo neanche dieci passi ho già capito che piega avrebbero preso gli eventi da lì in poi.

La guarda-uccelli decide, infatti, che per ripagarmi di tutto il mio stress ci tiene a raccontarmi per filo e per segno tutta la storia della sua vita, da quando l’ostetrica le ha fatto il primo bagnetto al giorno in cui ha deciso di piazzarsi nel nulla per studiare la danza di accoppiamento dei cardellini. Il tutto senza neanche premurarsi di infilare qualche storiella frizzante per tenere alta l’attenzione (si ok il falco pellegrino ha il suo fascino…ma il fidanzatino?).

A un’ora circa di racconto non so bene se ho più voglia di metterle le mani al collo o di farle i complimenti per la caparbietà con cui continua a elencare nomi di volatili che dalla mia faccia attonita è chiaro che non conosca.

E in fondo la storia potrebbe terminare così: 60 minuti, una lista di uccelli e un caffè al cianuro dopo. Infatti la signorina sente che è tempo di andare d’altronde: “a quest’ora i rapaci cominciano a litigarsi le lepri per merenda”, quando il giovane di bell’aspetto che affettuosamente presento ai più come mio fidanzato, indicando la mia persona decide di rivelarle: “A lei piacciono i piccioni”.

Non starò qui a raccontarti nel dettaglio con quanta convinzione ho cominciato a valutare l’idea di correre lontano e rifarmi una vita in una di quelle città che sento nominare una volta ogni plenilunio tipo Campobasso. Dico solo che se mai un giorno il Signore dovesse dare a me l’infausto compito di decidere che fine fare all’umanità, di cominciare a dare il cinque ai tuoi parenti giusto per non avere rimpianti.

Termina così, con un’inestinguibile sete di vendetta e il pollice tremolante sull’icona di tinder questa magica avventura che immagino ti abbia lasciato con il fiato sospeso. Non mi resta quindi che salutarti, caro amico mio che se sei arrivato fino a qui devi avere il mio stesso indice di gradimento dell’umanità e per questo rientri di diritto nella lista di persone al cui funerale non andrò solo per il buffet ma per sincera affezione.

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