Dalle stalle alle stalle

Chi l’ha detto che una storia per essere avvincente necessiti di po’ di azione, qualche colpo di scena e un finale inaspettato? Non è forse vero che a volte anche le cose più banali, scontate e pure con una chiusa che ti fa fare spallucce sono degne di essere raccontate?

No? In che senso?

Se le cose stanno così allora forse dovrei proprio evitare di narrarti il pomeriggio in cui ho esposto le mie opere d’arte durante una kermesse di tutto rispetto nei pressi di Berlino.

In primo luogo perché con “opere d’arte” intendo i miei bijoux cafoni. Poi perché con “pressi di Berlino” intendo un paese limitrofo alla capitale abitato dalla generazione che ha scoperto la ruota. E infine perché con “kermesse” intendo una brutta fiera tenuta in una soffitta e in un giorno di pioggia.

A questo prestigioso evento avevo già partecipato qualche anno fa in qualità di fotografa e già allora, la sera sotto le coperte, tirando le somme della giornata avevo constatato di aver perso ore della vita che nessuno mi avrebbe mai più restituito.

Ma si sa che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Se poi il lupo è ritenuto dalla sua cerchia di conoscenze un demente, allora non ti stupirà sapere che alle 10 di quel mattino già mi trovo lì in prima fila a grattarmi i palmi delle mani.

Una scena indegna, che avrebbe commosso anche un manigoldo, quella di me malvestita e parcheggiata dietro a un tavolino da campeggio con una gamba ballerina e ricoperto da una cerata al sapore di DDR sul quale, con poco amore, è schiaffata la mia merce. Uno showroom misero ma totalmente in linea con la natura della sua padroncina.

E quindi, come ti dicevo, sono lì e li rimango un tot di ore sufficienti per rimpiangere ancora una volta ogni scelta di vita dal primo vagito in avanti. Unica consolazione l’accesso illimitato al buffet su cui ovviamente investo un bel po’ di energie mentre il mio stand accumula dita di polvere.

Mentre mi abbuffo di zuccheri complessi, una signora con due bambine al seguito (prime e ultime acquirenti della giornata) si avvicina al mio tavolo. Dopo svariati minuti in cui tento di ignorala sperando che se ne vada, alla fine mollo i miei sgarri alimentari e mi avvicino.

Io non so stare al mondo, la signora si prende il suo tempo. Il risultato è che rimaniamo diversi secondi a guardarci occhi negli occhi con quel sottile imbarazzo di chi si è messo in una situazione difficile e non sa come uscirne con eleganza.

Quindi dopo un minuto buono, rompo il silenzio con le classiche osservazioni che si fanno o quando si è davanti a una madre o quando si è un malintenzionato.

“Ma che belle bambine, come vi chiamate?”. Le piccole crucche mi rispondono che si chiamano entrambe Luna. Prima che io abbia il tempo di chiedere alla madre se avesse almeno scelto di numerarle (“ma giusto per evitare di confondersi”), la signora mi spiega che una bimba e sua e l’altra è un accollo.

Dipanati tutti i dubbi circa i dati personali delle minorenni, proseguiamo questa conservazione spostando la nostra attenzione sulla mia manodopera.

“Senti…ma ce li hai degli anelli per bambine?”

“Non so signora, dipende se la sua prole ha le dita molto grandi”

La signora allora mi spiega che la sua piccola non si accontenta dei classici anelli di plastica “lei li vuole proprio come i miei!”

Per un momento rifletto se spiegare alla signora che se i bambini sotto i 5 anni non indossano bigiotteria Swarovski, probabilmente non è un complotto delle oreficerie che li voglio accessoriati con cattivo gusto, ma perché fino a una certa età, causa inesperienza, si tende a morire molto facilmente. E che dunque se sceglieva di far fare la moda alla figlia che almeno non mi desse il fardello di essere un killer.

E mentre continuo a domandarmi se sia giusto o meno che io, incapace di far sopravvivere il basilico una settimana intera, possa permettermi di darle dei consigli in tema accudimento, la signora continua ad accanirsi con i poveri anelli in plastica definendoli “pacchiani e troppo colorati”.

Quando vivi nel paese che ha partorito i Rammstein non è che ti stupisci più di tanto di nulla. Men che meno se nel suddetto paese ci hai vissuto abbastanza a lungo per aver visto scene ancora più raccapriccianti come signori nudi nei parchi e genitori che portano le progenie a nuotare nelle fontane pubbliche.

Alla fine decido quindi di tenerlo per me il mio consiglio, perché in fondo a me delle piccole Luna non è che importi più di tanto e poi perché con la coda dell’occhio vedo il buffet svuotarsi a ritmo di hit latina.

Per uscire di scena senza rancori, ringrazio caldamente la signora per avermi dato l’idea geniale di creare una linea di anelli con il diametro di un rametto secco e di spacciarla come accessori per infanti. E per completare questa messa in scena di gratitudine le dico addirittura di lasciarmi la sua e-mail per avvertirla qualora i mini brillocchi per la sua piccola fashion blogger in erba vedessero la luce.

“E comunque signora concordo in pieno con lei. Al posto delle sciocche pistole ad acqua mi domando perché non producano delle Glock 17 per mani estremamente piccole”.

Termina così, con un incasso di ben 0 euro ma con una proposta commerciale davvero interessante per la Giochi Preziosi S.p.A, la mia giornata di esposizione. Si potrebbe dire che ancora una volta ho fallito in questa grande tombola a premi riciclati che è la vita ma sarebbe una lezione troppo dura per un pubblico di accaniti sognatori. Allora mi limito a dire che tutto è bene quel che finisce e che ti prende solo un pomeriggio.

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