Fatti casuali, scollegati e raccontati come al solito con pacato entusiasmo

Sono ormai passati mesi dall’ultima volta che ho scritto questa cafonata di blog e posso tranquillamente dire, amico mio, che non ti sei perso un granché. (sì ma smettila di fare spallucce) E non solo perché non sono la sugar baby di Gianluca Vacchi quindi tutti i miei spostamenti avvengono nel raggio di 30 km massimo dal mio portone, ma anche perché le uniche quisquilie che mi sono capitate te le vo a raccontare quindi non è necessario che mi preghi. Innanzitutto ho stampato la tesi. A scrivere una supercazzola di neanche 70 pagine ci ho messo una quantità di tempo che non sto qui a specificare perché va bene non prendersi sul serio ma proprio mettere in piazza la propria demenza non mi sembra il caso. Ma vabbuó, dolce amico, perché finalmente la piccola è stata redatta e persino stampata. Considerando le dimensioni pari a quelle di un brutto dépliant posso addirittura sostenere l’ecosostenibilità di tutta la faccenda. La sfiga è stata che, il giorno in cui sono andata a rilegarla, davanti a me c’era una signorina che aveva le stesse intenzioni e che, però, nella sua ci aveva evidentemente messo dell’olio di gomito perché alla fine ne era uscita una roba di 400 pagine (e, da quel che sono riuscita a vedere, non c’erano nemmeno le figure). Non ti dico la faccia della cartolaia quando ha appoggiato la mia tesi sullo stesso tavolo accanto a quella della signorina. Mi scusi, che fa giudica? Ora mi manca solo più la discussione e poi sarò ufficialmente “Master of Arts”. Cosa questo titolo significhi e in che modo impatterà sulla mia vita non lo so. Se proprio non dovesse tornarmi utile nel mondo del lavoro, spero almeno mi dia almeno un certo allure. Altra cosa degna di nota (in verità sto già raschiando il fondo del barile ma spero non si noti) sono diventata vegetariana. Certo sto ancora digerendo il salmone che ho mangiato ieri sera a cena ma si sa che gli estremismi sono il male. Tra le tante cose c’è stata anche la gita a Lipsia (in verità ci sono andata più di un mese fa ma non facciamo le pulci). Di questo mirabolante weekend porto con me il ricordo di pioggia e freddo, le foto di una città creata su misura per gli amanti dell’angoscia e l’host dell’alloggio dove ho dormito che, con il suo bell’aspetto, mi ha fatto girare il collo a civetta (e si sa che a quasi trent’anni certe iniziative sportive non si dovrebbero più fare). Un’altra storia che ha dello humor inglese è quella che riguarda come ho magistralmente bloccato la sim card del mio telefono. Le cose sono andate più o meno come il giorno in cui ho bloccato il bancomat quindi insomma un simpatico déjà-vu. La parte da risate sentite, quelle che ti fanno contrarre gli addominali dallo spasso, è stato che per recuperare il puk (non ti sto neanche a specificare che la tessera con tutti i codici l’ho persa nel momento stesso in cui l’ho ricevuta) ho pagato ben 30 euro. E qui già ti vedo, amico mio, mentre scagli penne a sfera verso il tuo europeo dal pelo corto e mi urli oscenità dichiarando che in fondo non sono tanti soldi e che devo smetterla di fare rumore per niente. Prima di tutto calmati un attimo e smettila di prendertela con il gatto che non ne può nulla. Secondo hai ragione, 30 quattrini non sono tanti nel mondo degli adulti che hanno trovato il loro posto nel mondo. Per quelli che ancora cominciano le frasi con “quando sarò grande” è tutto un altro paio di maniche. In più questo piccolo incidente di percorso ha avuto ripercussioni anche nel mio recentissimo futuro quando, un paio di giorni fa, quando ho incrinato i rapporti con il mio supermercato di fiducia. Innanzitutto c’è da premettere che sono andata a fare le spesa vestita da villeggiante di Porto Cervo e nella Germania dell’est certe cose sono di partenza vagamente inopportune. Poi c’è da dire che avevo fatto una spesa che definire sconclusionata è un complimento, contando che in 15 euro di carrello non c’era un pasto completo. Dopo aver sfilato per tutto l’edificio in trikini, mi sono avviata alla cassa dove il mio bancomat é stato rifiutato piú e piú volte. Mentre la cassiera bestemmiava con il pos (che tenera ingenua), dietro di me si andava facendo la Salerno-Reggio Calabria. Per uscire di scena conservando un briciolo di dignità ho additato anche io le nuove tecnologie e, dopo essermi fatta mettere la roba da parte, sono uscita dal supermercato con la vana promessa che sarei andata a ritirare i danari e sarei tornata per pagare. Il tutto ovviamente davanti allo sguardo attonito dello staff. Dopo essermi accertata di non avere sul conto neanche l’euro per il carrello, ho preso la via di casa ancheggiando. Ok che per un po’ dovró evitare il lidl e aspettare che si dimentichino i miei connotati, ma c’è da dire che, per fortuna, nella mia zona di supermercati ce ne stanno a iosa. Certo, in uno fanno la tinder-night di giovedì, cosa che mi intrigherebbe solo se fosse frequentato da bodybuilder gentili, ma dato che gli acquirenti tipo hanno, chi con più chi con meno fervore, tutti partecipato alla seconda guerra mondiale, non so se me la sento. Poi ci sarebbe un mercato biologico dove oltre agli alimenti paghi anche lo scotto della nascita. Accanto ne esisterebbe ancora un ennesimo ma sembra che ci lavorino solo persone con tanta rabbia accumulata. Infine ci sarebbe un Aldi ma anche li ho giá fatto incetta di un tot di figure barbine e ho il sospetto che tornarci non sia saggio.

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