Vivere in Germania

Forse non lo sai, amico mio fidato, ma ogni volta che dico di abitare a Dresda almeno una persona su 87 mi chiede come sia la vita in questo ginepraio di biondi.

E infatti ridendo e scherzando sono quasi quattro anni che staziono in questa città ricordata per tutto tranne, guarda caso, che per i divertimenti notturni.

La verità, dolcissimo compagno, è che stare in Germania mi ha cambiata profondamente.

Innanzitutto se prima sentivo che il mio disinteresse verso le persone fosse dettato dalla noia di aver vissuto troppi anni a Torino, adesso sono certa di essere solo sociopatica. Consapevolezza che mi torna utilissima quando devo compilare il riquadro “ulteriori competenze” del mio cv.

E già ti vedo, coccolone che non sei altro, mentre riduci in brandelli la pallina davanti al tuo cane mortificato e mi gridi stridulo che la curiosità verso il prossimo e le sue tradizioni è cosa buona e giusta.

E qui amico ti potrei anche dare pienamente ragione ma conta il fatto che con chiunque io parli ho sempre il pensiero in sordina che non avendo il bidet a casa potrebbe non essersi manco lavato il culo quel giorno, motivo per cui sento un certo disinteresse a sapere ulteriori particolari della sua vita.

Altra caratteristica che si collega direttamente a quanto appena ammesso sopra, é l’evolversi di una certa arroganza. E infatti sebbene io sia sempre stata una persona abbastanza spocchiosa travestita da San Francesco, da quando vivo a Dresda sono decisamente peggiorata. Lo si nota in quanto non c’è occasione che perda per insegnare come cucinare una carbonara o fingermi inorridita quando mi parlano di ananas sulla pizza o ketchup nella pasta, mentre giusto un minuto fa ho fatto la scarpetta nell’olio di bistecca con un savoiardo (ma non avevo pane in casa quindi insomma…capisci a me).

Una terribile conseguenza di vivere all’estero riguarda, poi, una certa propensione a trasformarsi in un brutto cliché vivente. E infatti da quando vivo capendo 1 parola su 5, sono diventata un’italiana doc: gesticolo, parlo ad alta voce, inizio le frasi con “mamma mia” e quando sono proprio in vena di fare il casanova, appello le mie amichette tedesche con “bella”. Una roba che non ho fatto in 22 anni di ingiustificata esistenza e che ora è diventato il mio pane quotidiano.

Vivere all’estero peró ha anche i suoi vantaggi. In primis qualsiasi minchiata tu faccia, da mettere il sale nel latte o uccidere un uomo e occultare il suo cadavere, ti puoi sempre avvalere della scusa “ eh ma non avevo capito, sono italiana.”.

Altro bonus della vita tra i concittadini di Heidi Klum è che se in Italia sei considerata più anonima di un cosplay di Harley Quinn ad Halloween, qui possiedi il fascino della forestiera. Certo nessuno mi ha mai invitata a sfilare (ma tanto non avrei mai accettato di diventare il nuovo volto delle Birkenstock) però una volta in questi 1460 giorni sono stata fermata per strada da un adolescente per il mio incredibile charme esotico (e si sa, gli adolescenti sono dei giudicatori).*

La questione che di solito preme di più sapere è se effettivamente lavorare in Germania sia più facile che lavorare nel nostro adorabile stivale. La risposta, stimato amico, almeno per quanto riguarda la mia esperienza è sì.

Per prima cosa al colloquio di lavoro ti chiedono giusto se tu abbia la fedina penale sporca e non si curano neanche di verificare la veridicità delle tue dichiarazioni. Seconda cosa ti fanno sempre un contratto, cosa molto utile se stai considerando l’ipotesi di non lavorare anche dopo il trapasso. In ultimo, se sei studente e devi lavorare mentre studi, puoi farlo senza per questo dover fare un sacrificio sul monte Tabor.

In ultimo sento però di doverti avvertire che respirare la stessa aria dei Tokio Hotel ha un carissimo prezzo. I dolci fanno cacare.

Se la faccenda si fermasse qui sarebbe una circostanza sconveniente ma nessuno si farebbe male. Il vero dramma è l’inganno. E infatti se entri in qualsiasi bar tedesco troverai sempre una teca piena di dolci e torte dall’aspetto bellissimo. Peccato che qualsiasi cosa tu decida di ordinare per quanto esteticamente apprezzabile sarà sempre un brutto pesce d’aprile.

*Giusto per mettere i puntini sulle i nel caso stiate allertando le forze dell’ordine, non ho dato alcuna confidenza al minorenne.

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