Mi batte forte il cuore

Non saprei dirti caro amico se le mie idee migliori derivino dal fatto che io sia una sagittaria o semplicemente una persona che ha preso troppi pochi schiaffi da piccola.
Quello che è certo è che se c’è qualcosa che mi attira come luce per le farfalle sono le minchiate. Meglio se fuori dal mio budget mensile, ideali se tolgono tempo a cose potenzialmente utili. Se poi rispondono a entrambe le esigenze mi ci butto anema e core.
Ed è per questo che tra i miei hobby ho deciso di integrare anche i lavori di cucito.

E già ti vedo, amico sarto, mentre lanci, attentando alla retina del tuo golden retriever, forbici, spilli e scucipunti e con la vena del collo pulsante dalla rabbia, mi urli che non c’è nulla di male nel ricamare e che l’unico vero problema è il mio apparato respiratorio ancora bello arzillo.
E su questo non posso che concordare, caro mio. (Avendo, però, anche il tuo stesso vizietto di lasciare spilli e aghi in giro per il mondo e avendone giusto trovato uno sotto la mia pianta del piede, ti consiglio di recuperarli almeno dal pavimento.)
Sarebbe, infatti, una gran bella cosa aggiungere un’ulteriore abilità alla mia lista ancora intonsa dalla nascita. Peccato che un nuovo hobby per me significhi generalmente spendere 2mila euro di materiale, applicarmici entusiastica per una settimana e poi abbandonare capra e cavoli per l’eternità.

C’è anche da dire che tra le numerose qualità che possiedo dal seggiolone, figura anche quella di farsi venire attacchi di rabbia allo scoprire nei primi cinque minuti della mia nuova passione che per fare un capolavoro non ci vogliono solo le sincere intenzioni. Al mondo ci sono persone che spinte dal medesimo sentimento diventano campioni in materia, nel mio caso si risolve in bestemmie e violenza verbale nei confronti di qualsiasi essere umano che abbia il privilegio di condividere gli stessi m².
E comunque…
Qualche giorno fa, spinta da questo nuovo afflato, ho deciso di andare a comprare i materiali per cominciare questa avventura nel mondo della maglieria. Nel mio consolidato outfit da indigente per scelta, sono andata in uno dei pochi negozi aperti in tutta Dresda ovvero Tedi: un equivalente dei nostri bazar cinesi con la sola differenza che chi ci lavora ha vissuto la Germania dell’est quando ancora c’era il muro, unico motivo per cui gli perdoniamo l’antipatia.

La mia idea era quella di prendere la mia lana, i miei aghi e volarmene a casa per dare il La a questa nuova esperienza. Peccato che una volta in loco ho scoperto che avrei avuto solo un quarto d’ora di tempo per fare i miei acquisti. Una dura realtà che per una persona mentalmente stabile non avrebbe significato nulla, ma avendo io già un bel vasto assortimento di tic nervosi nella placida vita di tutti i giorni, l’idea di aver solo 15 minuti per girare, valutare, soppesare, sognare e tante altre azioni in -are mi ha buttato in uno stato di ansia e capogiri. (Come noterai un problema di una certa gravità che anche un bambino siriano costretto a vivere sotto le bombe di sicuro comprenderebbe.)

Quindi, con il cuore che mi batteva forte ho cominciato ad aggirarmi per il negozio buttandomi nel carrello roba a caso come se ne andasse della mia salute. E mentre con la vista appannata come quella di un cavallo in paranoia diventavo fiera proprietaria di 6 rotoli di spago, un nuovo set di colori acrilici, di 3 scampoli di stoffa dai colori problematici e un set di scatoline in cartone più anonime che brutte, sono riuscita a spendere quasi 100 euro.
Arrivata alla cassa invece di ricevere la targhetta di riconoscimento “serva del consumismo dell’anno” sono pure stata redarguita per aver prolungato la mia permanenza nel negozio piú del dovuto. Io invece di fare l’indignata e abbandonare tutto, complice il genuino affetto che iniziavo a provare per ciascuna paccottiglia intascata, ho addirittura chiesto scusa e pagato con i vili danari.

Morale della favola penso nessuna, tranne forse un po’di pietà per la mia persona e un cicinin* anche per chi ha avuto la fortuna di incontrarmi in questo incredibile twerk tra emozioni e paura di morire che è la vita.
Mentre scrivo, dolcissimo lettore, davanti a me non solo ho il mio nuovo equipaggiamento per diventare l’erede di Miuccia Prada ma anche 97 euro e 50 cent di roba parcheggiata che mi guarda interrogativa. Lo stesso sguardo che devo avere rivolto a mia madre il giorno in cui non solo mi ha data alla luce ma ha anche scelto di non mettermi tra i regali brutti che si riciclano per la tombola di Natale.

*Cicinin credo sia milanese (ma non ci scommetterei la mano destra, magari giusto la sinistra tanto la uso proprio il minimo indispensabile) per dire “un pochino”

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