Scopro l’acqua calda e mi turbo

Guarda amico, se c’è una cosa che ho imparato in 26 anni di vita è che tempus fugit. Una lezione che, se fossi una teenager con la paghetta, mi tatuerei sulla scapola ma avendo superato da un doloroso pezzo l’età della stupideira ed essendo una pezzente terrò solo a mente.

E se questa realtà già alleggiava dal giorno del mio 26esimo compleanno, questa settimana mi è planata addosso come uno schiaffo a doppie mani dalla mia nuova mini-occupazione di insegnante di tedesco.

 È da qualche giorno, infatti, che sono stata ingaggiata per dare ripetizioni a una ragazza al terzo anno di liceo. Per farla breve la lezione, almeno per me, è andata molto bene e il fatto che non mi sia stato chiesto un rimborso né tantomeno mi sia stata mandata la pula a casa, mi fa ben sperare che sia stato così anche per la donzella.

Quello che però mi ha fatto un po’ effetto è stato ritrovarmi face to face (telematica) davanti a una persona così tanto più giovane di me ma non abbastanza da rientrare nella categoria infante. E già ti vedo mentre percuoti il criceto dal nervoso e, digrignando i denti, mi chiedi se sia il caso fare le bizze perché ho avuto a che fare con un’adolescente.

Innanzitutto metti giù il roditore, poveraccio.

E in secondo luogo hai ragione, collerico bff, non ci sarebbe proprio nulla da disquisire ma qui siamo in quarantena quindi riempire la testa con pensieri che oscillano tra l’inutile e l’insignificante è il mio pane quotidiano.

Temo però proprio di sconfinare nel ridicolo rivelandoti che una parte di me si è resa conto di aver continuato a ritenersi fino a due giorni fa una squinzia di 16 anni, invece di una demente che va per i 27. Motivo per cui, avere la prova in carne ed ossa che quando si parla di nuove generazioni posso tranquillamente non sentirmi tirata in causa, fa un po’ male.

Un’altra cosa che mi ha stupita e che penso faccia parte del pacchetto “a passo di rumba verso la falce della morte” è stata l’inaspettata spinta atavica a insegnarle, oltre ai verbi con preposizione, anche come vivere. C’è mancato poco che le raccomandassi di mangiare le verdure.

E se questa sono io adesso, tu immagina solamente come tra un paio di anni riuscirò ad inserire con preoccupante naturalezza “ai miei tempi” a inizio frase. Ho i brividini solo a pensarci. Diventa sempre più reale l’ipotesi che io diventi una di quelle vecchie che ogni due per tre ti si appioppano al braccio per spiegarti i valori della vita e sulle cui frasi aforismi.it ci sta costruendo un impero.

E comunque questa settimana ho abbondato con la filosofia spicciola. Un altro episodio particolarmente significativo è stata la mezz’ora davanti allo scaffale dei cereali del supermercato passata a riflettere sulla libertà di scelta. Insomma, 30 minuti in cui ho costretto tutti i commessi di Edeka a scansarmi mentre mettevano in ordine gli scaffali e pulivano pavimenti per poi risolverla prendendo il mio solito müsli sottomarca di cui mi nutro da circa 4 anni. Per non parlare poi del pomeriggio passato a casa di un’amica dove ho scelto di intavolare un bel discorso sulla morte e a fine chiacchierata ci siamo quasi litigate il lampadario per chi dovesse appendersi per prima.

Morale della favola, dopo aver svuotato la mia conoscente di tutta la sua spensieratezza, dopo essermi inimicata tutto lo staff del mio discount di fiducia e dopo essermi aggirata per la città con la stessa presa bene dell’urlo di Munch, credo di essere ufficialmente in corsa per il premio “cacacazzo” dell’anno. Devo solo trovare un posticino nella libreria per l’ennesima targhetta della vittoria.

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