Che spasso quella volta che mi sono imbruttita /ho bloccato il bancomat/mi sono ammazzata alla fermata del treno

Si sa, amico caro, le cose più belle accadono un po’ così, per caso. Sarà allora proprio perché tutto quello che faccio parte sempre con un’intenzione ben precisa e un piano squisitamente congegnato che tutte le mie narrazioni alla fine non hanno niente di glorioso, ma anzi prendono sempre pieghe squallide e vagamente avvilenti.

E infatti proprio con le precise intenzioni di cui sopra, che un giorno di gennaio mi sono seduta sulla sedia del parrucchiere pretendendo di uscirne fuori corredata di frangetta. Il tutto ovviamente accompagnato da foto di top model con pettinatura sbarazzina all’ultimo grido che ho mostrato fieramente alla coiffeur invitandola a rendermi una femmina desiderabile. “Mi faccia così” le ho detto, dimenticando sbadatamente che per rifarsi i connotati mi stavo rivolgendo alla professionista sbagliata.

Una storia interessantissima e dall’epilogo neanche un po’ scontato. E infatti ti stupirà sicuramente sapere, caldo lettore a 1000 km da me, che a differenza di tutte le mie sagge previsioni sono uscita da quel salone con la leggerissima voglia di gettarmi sotto al primo pullman di passaggio. Cosa che non ho poi fatto, un po’ per evitare che nel mio epitaffio si insinuasse che io sia una persona superficiale e un po’ perché dove abito io i pullman sono bestie rarissime e finire sotto a uno di questi è statisticamente molto difficile.

E dunque caro amico, nulla. La frangia ovviamente fonata con la spazzola tonda per un esclusivo effetto a metà tra Maria Stuarda e il padre di Miley Cyrus negli anni in cui la figlia non twerkava (gli anni più bui insomma) e il morale di chi ha pagato in contanti per non fare mai più sesso.

Ho aperto così le danze al 2021, con una pettinatura che mi fa sembrare come se stessi indossando un colbacco a tutte le ore del giorno. Ma tranquillo, ho superato la cosa con il mio solito charme, e infatti non avendo la noiosa abitudine di avere i tratti di Monica Bellucci, brutta più brutta meno va bene così e si continua a lavorare di personalità. (qua amico dovresti gentilmente dissentire)

E in ogni caso, anche se avessi avuto la pettinatura più fashion dell’universo, non mi sarei comunque risparmiata la mega figura di merda che mi sono fatta in stazione mentre, scendendo dal treno mi sono cappottata davanti a tutta la carrozza attonita. 

Ma se almeno mi fossi fatta veramente male, avessi perso chessó un po’ di sangue, avessi rotto un osso di poco conto o mi fossi scheggiata un incisivo, mi sarei potuta giocare la carta tenerezza. E invece no, ho fatto una di quelle cadute dove prima di incontrare il terreno corri per 400 metri senza riuscire a trovare l’equilibrio e alla fine plani a terra quasi con pietosa dolcezza. 

E in tutto questo, dietro di me un signore mi indica al figlio in età da matrimonio e urla “hai visto che è successo Klaus!?”. 

Sono queste le occasioni in cui ringrazio la trinità per non avermi dato le fattezze di un wrestler ma solo quelle di una cretina con le ossa grosse. Anche se un po’ me lo vedo, sto infame fluttuante, mentre mi assembla: “Questa la facciamo bella misantropa ma innocua. Vedrai che vita di frustrazione”. E quindi nulla, mi sono alzata con le mani che prudevano ma con la solita finta giovialità retaggio di chiunque abbia fatto l’animatore nella sua vita.

Ultimo fun fact del mese, carismatico conoscente, è stata la volta in cui mi sono scordata il codice del bancomat. Te lo racconto per il semplice motivo che se dovessi un giorno finire dietro le sbarre spero che, con tutto il bene che ci siamo voluti, tu possa venirmi incontro e chiedere al giudice di farmi evitare il gabbio per infermità mentale.

Tutto è cominciato quando un giorno ho pensato tra me e me “Ma pensa un po’ se così dal nulla dimenticassi il pin della carta, che disagio incredibile sarebbe!”.

Che ridere, dolce amichetto, indovina chi a 24 ore di distanza si trovava a provare combinazioni di cifre davanti allo sportello del bancomat e si faceva ingollare la carta dalla macchina con sogni e speranze annessi? Il tutto in uno stato che le ha dato i natali ma nel quale non ubica più, indi per cui riavere la sua carta indietro o faceva una rapina oppure campa cavallo?

Ma Boja Fauss…

E niente, per farla breve ho aspettato due settimane di tornare in Germania. Il tutto pregando ogni sera di non dover pagare nulla all’improvviso durante il viaggio di ritorno e stremata dal senso di colpa di aver lasciato sola soletta la tessera della biblioteca nel portafoglio.

Arrivo a Dresda e finalmente mi dirigo in banca per riprendermi tutt’ chell che è ‘o nuost. Mi faccio 8 ore di coda alla posta, sempre corredata dalla mia brutta parrucca, una mascherina che ha vissuto entrambe le guerre mondiali, gli occhiali tutti appannati e il mio adorato giubbotto con la magica facoltà di privarti di sex appeal nell’istante stesso in cui lo si indossa. Arrivato il mio turno, mi trascino allo sportello per raccontare la faccenda cercando pure di fare qualche battuta che, come al solito mi riesce male, e alla fine faccio solo una figura di merda carpiata. 

Fatto sta che dopo questo cabaret davanti a un pubblico difficilissimo (signora dello sportello non la biasimo) scopro che la faccenda è risolvibile semplicemente consegnando un documento d’identità e il numero del conto bancario, entrambi cose di cui sul momento sono chiaramente sprovvista. Giustamente.

E quindi niente, fratellí, torno il giorno dopo con i suddetti. Stessa spiaggia stesso mare ma soprattutto stesso outfit. Ripeto la scenetta dove racconto per filo e per segno come ho fatto a dimenticare gli unici 4 numeri che separano la mia persona dalla strada e finalmente risolvo la faccenda. La signora mi avverte che mi dovranno spedire la nuova carta a casa ma che nel frattempo posso prelevare dei soldi dal conto per sopravvivere fino alla fine del mese. “Lei ha ancora 24 euro e 32 centesimi sul conto, vuole prenderli?”

Non ti sto neanche a descrivere lo scherno con cui mi ha guardata quando le ho detto “Certo, me li dia pure tutti e 24 ma lasci i centesimi ne”.

E già ti vedo, carissimo, mentre dalla rabbia cominci prendere a scappellotti il gatto e mi urli dal tuo indirizzo di residenza che nulla di quello che ti ho raccontato ti ha minimamente toccato. E su questo, gioia, non posso certo dire nulla se non chiederti gentilmente di smetterla di prendertela con quel poveraccio del tuo animale domestico.

Quindi abbassa il felino e fammi il favore di allungarmi una dieci euro.

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