Che bello il campeggio, i daddy nei bagni e un altro paio di info carismatiche sulle vacanze

Ma quattro saluti in padella a te, dolcissimo amico prediletto, e un bel bacio umido da film di quarta categoria sui teenager (quelli dove fanno sesso con il reggiseno tanto per intenderci) come buon auspicio.

Ne è passato di tempo dall’ultima volta che ti ho messo al corrente di questo marasma di emozioni in bianco e nero che chiamo vita! Ma grazie a dio il vantaggio di non essere Chiara Ferragni è proprio quello di poter riassumere due mesi di esistenza in poche ma soddisfacenti righe. E quindi eccomi di nuovo qui, dopo una notte piegata a panino sulla tazza del wc a vomitare tonno sott’olio non scolato, con le gambine accartocciate su Skruvsta ad aggiornarti circa la mia affascinante persona.

Mentre giugno e luglio non mi ricordo neanche di averli vissuti (motivo per cui soprassederò), tra le varie ed eventuali di questo agosto appena passato, c’è stata una vacanza nella località ambiguamente denominata Peenemündung.

Località scelta dalla sottoscritta non solo per l’elemento goliardico del nome ma anche per la evidente scomodità nel raggiungerla. E infatti la mancata presenza di una stazione nei pressi del paese e la conseguente biciclettata di 5 ore con bagaglio, sono state rigeneranti per questo corpo concepito durante un cabaret di cattivo gusto.

Se poi ci vogliamo mettere che ho vissuto questa simpatica avventura sprovvista di sacco a pelo, costume da bagno, stuoino e un altro paio di cianfrusaglie considerate da tutto il primo mondo l’abc del campeggio al mare, allora ci sarebbe proprio da chiedersi con quale faccia il Supremo abbia scelto di plasmare proprio me e non qualcuno di più valido che ponesse fine alla fame nel mondo. Mah

C’è comunque da dire che la mia inettitudine l’ho pagata a caro prezzo. E infatti ricordo come fosse ieri le tre notti passate con gli occhi spalancati a civetta, annichilita dal freddo e tormentata dall’interrogativo “se mi addormento, vedrò mai l’alba di domani?”.

Altro fattore che ha condizionato considerevolmente la mia permanenza in campeggio è stata la presenza di simpatici daddy ad aspettarmi in bagno. E non i daddy quelli che ti allungano i centoni se gli fai vedere i piedi, ma quelli long legs* che si infrattano in tutti gli angoli e ti stanno lì, con il fiato sul collo, aspettando che abbassi la guardia per muoversi e agghiacciarti.

Infatti non so te, amico campeggiatore, ma io i ragni li odio quasi quanto gli anziani che saltano le file o le buste della spesa in carta che si autodistruggono nel tragitto supermercato-dimora. Insomma un fastidio atavico che solo chi, come me, è una persona spregevole può ben intendere.

Ma daddy a parte, tutto il resto è stato un sogno, compresa la spiaggia nudisti dove ho trascorso buona parte del mio tempo in déshabillé come mamma mi ha fatto quel funesto Novembre di 25 ingiustificabili anni fa. E infatti prendere il sole senza altra protezione oltre la propria epidermide, ho scoperto essere una pratica veramente apprezzabile, soprattutto in una spiaggia frequentata da pallidi anziani e non a Ibiza in mezzo a 20enni in pieno spring break e con il pallino per gli squat.

Altro punto che va tutto a favore del campeggio sono poi i pasti. Uno perché il fatto di essere in mezzo alle frische frasche ti giustifica dall’ingerire qualsiasi cosa calorica e industriale che ti passa sotto mano (vedi american cookies) e due perché mangiare davanti al tramonto in spiaggia è un’emozione grandissima, soprattutto quando decidi di schiaffare la pizza sulla sabbia e scegli lo stesso di finirla per non fare uno sgarbo ai senzatetto.

Insomma esperienza romantica e croccante. Il tutto condiviso con Lui, dolce metà della mela, che se non mi ha tenuto la testa sott’acqua per poi dire alla polizia “è stato solo uno sciocco incidente” ´è perché a Peenemündung c’è perennemente la bassa marea e annegare in 5 cm sarebbe parso sospetto a chiunque.

E quindi in tutta questa favola moderna, immagina tu il trauma di dovermi rinfilare le brache per tornare alla vita di tutti i giorni. Ti dico solo che tra una corsa e l’altra per prendere il treno ho anche versato una dozzina di lacrime davanti al mio sempre più sconcertato Lui le cui gote erano invece asciuttissime.

Per fortuna di quei speciali 4 giorni di vacanza di cui due di viaggio conservo una caterva di foto. Delle belle cialtronate di quelle che ti occupano memoria del computer e che non ti fa piacere riguardare neanche a distanza di anni e che, visto l’outfit leggermente ripetitivo, ti impediscono di distinguere il primo dall’ultimo giorno di villeggiatura.

*In caso non conoscessi il satanasso, questo é un maledetto daddy long legs:

2 risposte a "Che bello il campeggio, i daddy nei bagni e un altro paio di info carismatiche sulle vacanze"

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