Ciaciaro della mia vita come se fossi una popstar (spoiler: non lo sono)

Buone cozze a te, amico mio che il mare anche quest’anno lo vede solo in cartolina (sempre se qualcuno si prende la briga di spedirtene una).

Qui, come d’altronde da 25 anni a questa parte, si cammina sul confine tra “wow la vita che entusiasmante regalo meraviglioso” e “capisco perché nel mondo dello show business si faccia uso di droga”.

Ma che ci vuoi fare, coccoloso amico mio, sono pur sempre una sagittaria con ascendente lagna e l’ottimismo è per me nient’altro che un simpatico apostrofo rosa tra le parole fuoco e apocalisse.

Sicuramente un punto a favore della vita va per aver finalmente capito in quale porto dirigere questa barca di lamentele di 61 kg per 1 metro e 67 cm. E quindi un grande “viva me” in stile London Tiptop (che se non sai chi sia immagino tu abbia una cultura cinematografica più dignitosa della mia) e una pacca sulla spalla per aver impiegato solo un quarto di secolo a trovare la strada maestra (strada è un po’ un parolone, diciamo lo sterrato maestro).

Un punto a sfavore va invece alla mancanza della cosiddetta cacca del diavolo, che mi impedisce di fare qualsiasi acquisto previa consultazione presso cartomante che mi garantisca che un milk-shake di troppo non diventi il mio lasciapassare per il marciapiede. Ma squattrinata è nella sezione caratteristiche particolari della mia carta d’identità e quindi, come direbbe Gandhi in una convention di britannici con il pallino per la tirannia, PACE.

Tra le altre cose che sicuramente ti premerà sapere, sono fiera di annunciare che finalmente devo solo più scrivere la tesi. Qualche malalingua potrebbe pensare che per averci messo così tanto devo avere un problema di collegamento tra le sinapsi, ma su questo blog che celebra la mia vita non posso proprio permettermi di lasciare spazio a certe illazioni.

E quindi, se tutto va come chi di dovere comanda, tra pochi mesi dovrei salutare per sempre il mondo accademico tedesco. Mondo che è riuscito a togliermi le ultime emozioni rimaste e che ha fatto della mia persona un involucro di risentimento ambulante. E infatti se non fosse stata per la breve parentesi del biondo al corso di spagnolo che ha risvegliato in me le ataviche buone maniere dateci da madre natura a scopo esclusivamente riproduttivo*(nell’universo animale si traduce con l’espressione “andare in calore” oppure “tubare), tutto il resto del mio percorso universitario è stato un bisticcia in segreteria, invia email minatorie a compagni di lavoro, riponi la Glock G43 nel fodero prima di fare qualcosa di avventato.

*(tranquillizzo i miei amici monogami sul fatto che è rimasto tutto malinconicamente platonico)

Ultima e solo per dare aria alla bocca (virtuale) Sfinternio, mio stalker di fiducia, si informa attraverso il mio boyfriend del motivo per cui non scialacquo più la mia immagine su Instagram e del perché ogni tanto cancello vecchi post. Che dolce premura la sua, tipica di chi ha la vita piena quasi quanto la mia. Non so se sentirmi come Lindsay Lohan a sapere che settimanalmente vengo monitorata da chi quando mi vede dal vivo neanche mi rivolge la parola oppure se dover cominciare a dare il doppio giro di chiave la notte.

Però mi sento di spezzare una lancia in tuo favore, dolce Sfinternio, perché anche io spesso mi ritrovo a seguire con passione la vita di gente a caso così come si segue una soap opera spagnola degli anni ‘80. Quindi eviterò di spoilerarti la triste realtà circa la mia vera condizione esistenziale basata sulla noia condita di noia con contorno di circoscritti momenti ilari e la perenne angoscia di essere giudicata da amici e parenti come la persona meno valente sulla faccia del globo, e ti lascerò continuare seguire questa simpatica telenovela fatta di nudismo, sketch annichilenti e autoscatti che paiono fatti da terze persone.

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