Aggiornamenti di poco conto che non ho raccontato neanche alla mia mamma per non annoiarla

Ma cucicucicú e un bacio rigorosamente privo di lingua ma pur sempre passionale a te, amico mio carissimo e scommetto pure di bell’aspetto.

Dire che la mia vita in questo periodo va alla grande è come definire le Olimpiadi la sagra del movimento.

E, infatti, è cominciata con il turbo questa settimana piena di eventi. Partiamo dal weekend allo zoo di Görlitz, che più di uno zoo definirei un accrocco di simpatici erbivori da sempre per me fonte di gioia e vari tipi di estrogeni tipici della gravidanza. Domenica ai 130, facendo quello che invece apprezzo più al mondo ovvero chiedendomi malinconica cosa fare della mia esistenza comodamente accartocciata su una qualsiasi superficie casalinga. Lunedì, martedì e mercoledì passati lavorando la mattina, bestemmiando dietro l’università il pomeriggio e danzando sul palo, un po’ stoccafisso come sempre, la sera. Giovedì in bici con il mio, per ora, one and only e mangiando presso un ristorante indiano che nel menù prevedeva anche la pizza al tonno. Venerdì ripetendo quello che ti ho raccontato lunedì, martedì e mercoledì solo condito dalla consapevolezza che un’altra settimana è terminata e io non ho ancora fatto nulla per cui chiamare tutti i miei parenti e amici e urlare “sono ricca!”

Insomma un programma pieno che solo una giovane femmina nella seconda decade della sua vita può condurre senza la minima vergogna.

In compenso ieri mi sono movimentata la serata guardando il documentario su Taylor Swift che ammetto di aver davvero apprezzato. E infatti mai avrei detto che al mondo esistesse qualcuno che riuscisse a fare di tutto un enorme problema inutile basato sulla fuffa condita di fuffa come la sottoscritta. E infatti dal minuto 1 al minuto 90 Taylor ci mette al corrente di problematiche esistenziali utili come il ketchup sulla pasta, corredate da assoli di pianto, gatti random, una madre che si vede lontano un anno luce aver cresciuto la figlia con il solo scopo di farle portare dei danari a casa e un produttore musicale con il compito di assecondare tutte le villanate musicali della Vip.

Che poi non fraintendermi, mio comprensivo amico, che se non sbaglio già intravedo battere le mani ritmicamente sul tavolo a suon di insulti in chiave di Do. Il fatto che le mie parole siano solo dettate da una atavica invidia per chiunque porti il parrucchino biondo è assodato, però permettimi di contestarla almeno quando sostiene che la fonte di tutte le sue disgrazie immaginarie siano dovute al suo desiderio di voler apparire a tutti i costi come una brava ragazza.

E infatti anche la mia mamma non mi ha mai spronata a diventare un killer eppure guardami: perfettamente equilibrata mentre scrivo un blog con l’insegna di un piccione a soli 25 anni di età, un reddito da terzo mondo, l’ambizione di una spugnetta di quelle morbide che si usano in doccia per massaggiarsi la noce del collo e la voglia di rivalsa pari a quella di una soletta ortopedica del dottor Scholl.

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