Nata per vincere

Un buffetto pixelato a te, amico mio che dopo un mese di quarantena ha già setacciato tutti gli angoli della tua anima e hai sicuramente scoperto cose terrificanti.

Ci siamo lasciati che cercavo di combattere le norme igieniche attirando piccioni sul balcone di casa incurante dell’aviaria e delle denunce per idiozia aggravata.

Dopo questo picco di genialità per fortuna la mia vita è tornata sui soliti binari dell’inconcludenza e alle domande filosofiche di poco conto. E proprio in questo momento, mentre mi domando cosa ne pensino i giapponesi del sushi all you can eat o se all’esclamazione “che brutto che sono” un fratello gemello si debba sentire offeso, guardo il mio lui tentare di fare la verticale al muro e ripasso mentalmente cosa dire al 112 in caso di emergenza.

Se c’è infatti una cosa che odio più delle sottomarche senza olio di palma della Nutella, è fare chiamate. Piuttosto che telefonare mi farei chilometri con il corpo esanime del mio Lui tra le braccia e lo lascerei in anonimato davanti alla porta del pronto soccorso accartocciato dentro una cesta.

E infatti non so te, compagno di merende, ma alzare la cornetta per me è sinonimo di demenza senile fulminante, disconnessione immediata dell’apparato delle risposte sensate, rossori in volto ingiustificati, incapacità di capire data e ora di un appuntamento e indecisione all’ultimo su chi debba attaccare. Per non parlare, poi, del dubbio atavico che mi prende una volta finita la chiamata e che mi spinge a chiedermi se non sia stato tutto solo frutto della mia immaginazione.

Drammi casalinghi a parte, l’unico episodio adrenalinico degno di nota (trai tu le conclusioni) è stato il giorno in cui sono riuscita ad accaparrarmi la carta igienica al supermercato. Anche se rimango del team bidet, la cupidigia che mi è presa davanti allo scaffale di Floralys soffice ha dato una scossa in positivo a questo corpo che non vede un capo di abbigliamento abbinato da settimane né tantomeno un silk-épil.

E già ti vedo mentre in un flash-mob delle 18:00 mi urli con partecipazione di farla finita una volta per tutte e di non aggiungere particolari che rallentino la digestione. E sebbene I see your point, come direbbe una millennial su youtube, mi tocca farti sapere che la mia vita si basa su questo: piccole vittorie quotidiane che fermano i miei piedi dal ballare il tip tap sull’orlo di un precipizio.

E se per te è cosa da poco tornare a casa con la carta igienica in mano e gli occhi lucidi, avendo però dimenticando numerosi generi alimentari di prima necessità tra cui il latte (che in fondo era anche il motivo principale per cui sono strisciata fuori casa) e nell’euforia generale avendo rimandato operazioni bancarie di poco conto come il pagamento dell’affitto della bolletta di luce e gas, allora avanti…giudicami pure.

2 risposte a "Nata per vincere"

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