Pussa via (o ti sciabolo)

Ma ciao accompagnato da nasino-nasino a te, telematico amico mio nonché dolcissimo compatriota, che già ti vedo mentre scuoti la testa e sbracci per allontanarmi urlando “untrice” (e con tutte le ragioni direi).

Qui sempre solita faccenda che si ripete ormai da due settimane: mangio, studio, dormo e ripeto. Se non fosse che entro giovedì prossimo dovrei aver finito la sessione esami starei già lanciando gatti sui tetti.

In compenso la mia paura di essere additata per strada come l’anticristo per colpa del corona virus si è rivelata per ora ingiustificata. Dimenticavo infatti che per un buon 89% dei tedeschi sei già morto a prescindere, con o senza tosse grassa.

E poi, proprio come San Tommaso, i teutonici stanno facendo di tutto per fare orecchio da mercante (almeno a Dresda). Non so cosa stiano aspettando, maledetti favolosi biondi che lusingano la mia vista, a prendere qualche precauzione in più.

L’unico episodio di isteria da virus l’ho vissuto oggi al supermercato quando una signora attempata mi ha confessato di avere problemi ad aprire il sacchetto di plastica per le verdure perché non se la sentiva di leccarsi gli indici (tecnica che personalmente non ho mai utilizzato perché non ne capisco la dinamica, il dosaggio della leccata e questo rilascio gratuito di Dna utilizzabile contro di me in futuro).  Amabile anziana che, tra l’altro, mi ha anche fatto passare prima in cassa, e non senza una certa insistenza, dopo avermi sentita casualmente tossire.

Una premura, però, che ho molto apprezzato considerando che questa completa assenza di istinto di sopravvivenza degli over 100 inizia a preoccuparmi. E infatti se da una parte la vieja a momenti si fa venire un attacco di cuore per tenermi a distanza di sicurezza, dall’altra un numero indecente di veterani delle guerre puniche a momenti mi cingono i fianchi pur di guardare lo scaffale dove mi sto servendo io.

Lascivia che ritengo già di per sé ingiustificabile in tempo di pace, figuriamoci quando in ballo c’è l’apocalisse. E non fraintendermi, amico mio caro che stai già telefonando al T.A.M.* strillando oscenità sul mio conto e maledicendo i miei eredi in ordine alfabetico, la mia preoccupazione è genuina.

E, infatti, senza alcun ordine dall’alto, mi preparo già all’essiccaggio tra le mura di casa provando a mettermi supina su qualsiasi superficie presente per testarne il comfort e sperando con tutto il cuore che la faccenda finisca il più presto possibile. E soprattutto incrociando le dita che prima di allora Maria non abbia terminato le registrazioni di Uomini e Donne da mandare in onda.

 

 

*Telefono Anziani Maltrattati

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