Una vita al fresco (dove con fresco non si intende in Svezia)

Buon 2020 a te e famiglia, amico mio preziosissimo nonché figurante nella sezione saluti del mio testamento.

E tralasciando il fatto che fare gli auguri di buon anno di venerdì 17 possa sembrare un po´di cattivo gusto, sappi che anche il primo gennaio di questa nuova decade mi sono svegliata senza neanche un centesimo in più del previsto sul conto, cosa che non ha stupito nessuno men che meno la sottoscritta, ma che ha fatto comunque male come tutte le verità che ti vengono sbattute in faccia senza infiocchettamenti.

Ma poco importa, amico sospetto altrettanto mendicante, perché da oggi si cambia musica. E infatti uno dei miei propositi per i prossimi 365 giorni è proprio quello di vivere spensieratamente come un piccione che becchetta mozziconi di sigaretta per strada incurante della poca digeribilità del catrame.

Quindi stop con le ansie da vile danaro, esami, catastrofi naturali, terze guerre mondiali, doppie punte e mancanza di credito sul telefono e un saluto a braccia aperte a tutti i programmi di Maria de Filippi che, sia lodato il cielo, sono ricominciati.

E poi diciamoci la verità, amico mio che remi con la mano nella mia sulla stessa barca di legno di terza generazione tenuta insieme solo da sputo e sogni: noi nella vita siamo stati un po´burlati.

Ti spiego il perché.

Fin da pargoli ci hanno insegnato che per essere felici e soddisfatti bisogna studiare, giocare, viaggiare, fare un bel lavoro, avere tanti hobby e altre cose bellissime paragonabili solo alla dolce amicizia di Heidi e Clara. Poi, arrivati a 25 anni di età, Netflix ti sforna una serie dopo l’altra dedicata a killer, ladri, spacciatori e maniaci sessuali con una vita più appagante della tua e sex appeal da vendere (in nero ovviamente).

E, quindi, converrai con me che siamo circondati di maledetti bugiardi che ci hanno cresciuto a pane e galateo e si sono dimenticati di dirci che impallinare il prossimo è giustissimo se lo si fa con charme e carisma.

Ora, però, è tardi per cominciare a fare la psicopatica, nessuno mi prenderebbe più sul serio e io di certo non voglio passare per la tizia con problemi di gestione della rabbia (che non ho, capito testa di cazzo?). Ma se l’avessi saputo prima, invece di diventare dottoressa Turismo, avrei frequentato l’asilo a Caracas, mi sarei fatta una bella vacanza studio a Cape Town e un Erasmus a Acapulco e ora avrei tutte le carte in regola per vendere merchandising con la mia facciona stampata sopra.

E invece niente, ho perso l’ennesimo treno dopo quello di miss Italia, e chi mi conosce anche solo vagamente, sa che non corro dietro a un mezzo di trasporto neanche se a salutarmi dal finestrino ci sta Jake Gyllenhaal in cravattino e mutande.

Quindi Netflix grazie mille per avermi dimostrato che non darmi alla malavita è stato solo uno stupido errore.

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