La mia vita a luci rosse (in cui con rosso si intende chiaramente solo il conto)

Da quando ho 25 anni va tutto alla grande, mi sento rigenerata come un’araba fenice con un pallino per il twerk e in generale per tutti gli sport dove si indossano solo pezze poco coprenti.

Tutto questo l’ho percepito venerdì sera, mentre festeggiavo la mia gloriosa nascita alle terme insieme al mio amorevole partner, nonché gentile sponsor (che nel caso stia leggendo ringrazio e invito a non proseguire nella lettura), e constatavo in onore della scienza la frequentazione assidua e senza veli di giovani in età da matrimonio.

Infatti, se non ti ricordi, qualche secolo fa ti avevo accennato il feticismo che hanno i tedeschi per la sauna e la nudità, piccolo guilty pleasure che ho fatto mio senza troppe difficoltà. Ma d’altronde di pleasure tedeschi che sono entrati a pieno titolo nella mia esistenza ne ho a manciate: vedi leggings indossati sotto la gonna, necessità di andare in giro corredata di zaino in qualsiasi occasione, una crescente passione per i cetriolini sott’olio e la tendenza a prediligere il comodo al fashion (Signor Gucci la smetta di fare breakdance nella tomba, la prego)

Quindi la voglia irrefrenabile di mostrarmi al mondo come mamma mi ha fatta è solo la ciliegina sulla torta di questo processo di tedeschizzazione che incomincia con la voglia di schnitzel di prima mattina e finisce con il desiderio di organizzarsi la giornata per filo e per segno.

Comunque, tornando al 29 amico gossiparo, devo assolutamente raccontarti di come uno dei signorini di bell’aspetto di cui sopra ha cercato di approcciarmi.

Ecco il racconto inedito

Entrati nella zona senza censure, io e il mio Troy Bolton ci siamo schiaffati in una delle tante saune presenti. All’interno casualmente ci stavano giá circa 4-5 portapene e una ragazza squisitamente soda. Presa da un improvviso attacco di pudicizia, che generalmente non mi appartiene e che riconduco alle forme scolpite nella pietra della signorina, rimango avvolta con innocenza virginale nel mio accappatoio fino al momento in cui mi stanno per venire le traveggole per il caldo e decido di uscire.

Mi parcheggio in un angolo in attesa del mio lui quando uno dei giovani maschi bianchi caucasici uscito dallo showroom di corpi, si avvicina con il suo asciugamanino appallottolato posizionato a mo’ di foglia di fico e con voce teutonica mi sussurra “ehi”.

E nulla, la scenetta finisce qui perché, dopo avermi salutata lascivo, io sono rimasta a guardare il vuoto come un baccalà (giusto perché non mi sembrava il caso di mettermi a conversare con un uomo nudo davanti al mio partner) e quindi davanti al mio poco spirito il garzone ha presto e tirato avanti.

Quindi niente scena hot da film a luci rosse come tutti ci stavamo aspettando. E già ti vedo, amico, mentre scuoti la testa urlando oscenità sul mio conto per averti fatto perdere tempo con una storia che di caldo non ha nulla, ma a parte rivelarti che ci sono rimasta male pure io, non so proprio che dirti.

E comunque oltre il danno la beffa, infatti quando ho raccontato la faccenda alla mia dolce metà aspettandomi, chessó, un elogio al mio fascino magnetico, l’ho visto rimanere impassibile come se gli stessi leggendo i numeri del contatore. Mah

Sabato, invece, sono andata a lavorare allo stadio sempre nelle vesti di affascinante cameriera nonché appartenente alla categoria protetta 68/99.

E in generale non posso dire che sia andata male nonostante non avessi veramente nessuna voglia di affaticarmi. Anzi! Pensa, amico mio, che un ospite mi ha pure offerto un posto di lavoro nel suo ristorante dopo avermi gentilmente mollato 10 euro di mancia. Credo proprio che si sia perso la scena in cui ho fatto cadere un boccale di birra sulla schiena di un tizio con la sola colpa di non avere un terzo occhio dietro la testa.

O forse l’aveva vista e ha pensato che portare un po´di drama nel suo locale avrebbe fatto bene ai suoi affari. Penso che lo chiamerò solo per togliermi questo dubbio.

Un altro signore, invece, mi ha fermata in corsa esclamando “ma lei è la ballerina che ho conosciuto l’altra volta!” e io, che speravo in un altro pezzo da 10, ovviamente ho subito risposto “Certo, sono io in persona”. Credo, però, che si sia accorto di essersi sbagliato o forse si aspettava che ruotassi sulla testa per dimostrarglielo e infatti ha tagliato corto ed è uscito dalla mia vita in 0,2 secondi senza lasciare nessun ricordo in carta barattabile con altri beni di consumo.

Ma adesso che ho un quarto di secolo voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e credo che essere scambiata anche solo per pochi secondi e da lontano per una presunta ballerina possa considerarsi un complimento.

Soprattutto contando che il pantalone della divisa mi fa il pacco e mi arriva a metà caviglia, dando un sapore di alluvione a tutto l’outfit. Per non parlare della camicia che tra il colore tendente al grigio dopo svariati lavaggi sbagliati e la stoffa che non vede un ferro da stiro passato per bene dal 90′, é l’equivalente di un saccone dell’immondizia con i buchi per le braccia. Insomma, una roba che Enzo Miccio vedendomi mi condannerebbe alla pena di morte.

 

 

 

 

 

 

 

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