Bela, piza, pasta, buonciorno

Ehilà a te, amico mio a cui sto metaforicamente sventolando una mano a mo’ di saluto. Oggi sono qui, vestita total black come un uccello del malaugurio, perché giustamente avrei una montagna di cose da fare ma si sa che procrastinare sotto sotto è un’arte ed essere artista fa sempre fico.

E poi io il mio sporco lavoro oggi l’ho fatto (se guardarsi tutta una serie su Netflix possa considerarsi tale) quindi mi ritengo più che giustificata a giacere inerme in attesa della cena che quest’oggi consiste in paté spalmato su fetta biscottata, un pomodoro, un tot della famosa mortadella vegetariana e, se lo desidero, spinaci crudi per dare un tocco di verde al piatto. (e tu smettila di appallottolare la tua laurea in scienze della nutrizione e cercare di inghiottirla tutta intera, mi sembra di averti già ragguagliato circa le mie abilità di cuoca qualche post fa. Uomo avvisato, mezzo salvato)

E comunque, tolto il menù, la mia vita fino ad oggi va alla grande. Di più sicuramente di quella della professoressa di spagnolo che anche questa settimana ci ha informati di avere la diarrea nel caso fossimo stati assenti la lezione scorsa e non avessimo colto.

Per il resto, però, tutto a gonfie vele soprattutto nei rapporti sociali che, ormai l’avrai capito, sono il mio pezzo forte.

Mi viene giusto ora in mente che un giorno di questi ti dovrei raccontare come è finita a schifio con la mia amichetta giappo-russa che, spoiler, non credo voglia più essere mia amichetta. E forse potrei narrarti anche il simpaticissimo aneddoto su come io e il mio collega ci siamo tolti il saluto e, per un pelo, non vengo corredata di ordinanza restrittiva.

Ma va bene così perché a quasi 25 anni suonati ormai ho più scontrini di Aldi in borsa che sentimenti e non temo più la navigazione in solitaria su questo catamarano chiamato vita (vero dottore?).

E comunque io alle persone tendo a ringhiare non per cattiveria (non è vero, ho il filo spinato intorno all’anima) ma perché non le capisco del tutto. Come per esempio non comprendo neanche un po´ la panettiera che sentendomi parlare al telefono con mia sorella mi ha chiesto se fossi scandinava. Vabbuó

Altra categoria di umani che non comprenderò mai fino in fondo sono quelli che ti chiedono di dove sei e quando dici “Italia” cominciano ad elencarti tutte le parole che conoscono nella tua lingua madre aspettandosi un riconoscimento. E io, che su internet faccio tutta la bulla, nella realtà sono una sottona e ogni volta perdo interi quarti d’ora con il sorriso tirato a sorbirmi “Aaaah italia! Segnora, toscana, bela ragaza, piza, buongiorno, piacere, come estai”

Che poi come faccio io, sorridere annuire e in segreto odiare, non è per niente bello. Essere falsi come Giuda non è una qualità e non ne vado fiera però insomma… quanto è brutto vedere l’amarezza nello sguardo delle persone quando gli gridi in faccia “se non stai zitto ti taglio la gola?”. Meglio detestarlo alle sue spalle e poi metterlo nero su bianco su internet dietro la simpatica immagine di un piccione, non credi?

E poi diciamocelo…sapere di essere antipatici e ammetterlo e già un bel passo verso la redenzione quindi Gesù togliti subito quell’espressione accigliata e vieni a darmi un abbraccio.

Anche perché di insulti gratuiti mascherati da “ma io sono sincero e dico quello che penso” ne ho ricevuti a tonnellate e so che sentirsi dire live che si è una persona noiosa non è proprio quello che si definirebbe un piacere del piacioro. Piuttosto sparisci dalla mia esistenza ma lasciami l’illusione di essere una chica carismatica, te ne prego.

Quindi viva le white lies e le verità celate, i sorrisini accomodanti che nascondono macumbe e i consensi dati a caso. Invece pussa via sincerità che alla fine porta sempre male e non ha mai giovato a nessuno.

(Insomma, la massima che ti darebbe qualsiasi madre modello)

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