Dolcetto o scherzetto o a’ soreta?

Buona ricorrenza celtica a te, carismatico amico!

Come potrai immaginare anche quest’anno ho fatto un bel ciao ciao con la manina ad Halloween non avendo nessuno con cui festeggiarlo e continuando, segretamente, a sognare il giorno in cui faró ritorno in societá nelle fiere vesti della centomilionesima Harley Quinn.

Ma non ti rammaricare per me, non me ne faccio un cruccio! Non solo perché sento lo stesso freddo che proverei baciando un dissennatore appassionatamente con la lingua, motivo per cui non scenderei in strada in calze a rete neppure se ci fosse Jake Gyllenhaal ad aspettarmi a braccia aperte, ma anche perché io di Halloween sento di averne festeggiati fin troppi con il mio costumino da imbelle nei confronti della vita che aderisce al mio corpo, confortevole come una seconda pelle, da circa 24 anni e rotti.

Infatti mi sembra ieri quando l’ostetrica, tirandomi fuori dal grembo di mamma e dopo avermi rigirata un paio di volte su me stessa, chiedeva al primario: “ma da che parte si guarda?”.

E poi in fondo un po´di halloween l’ho festeggiato proprio stamane quando, addobbata a scema del villaggio, mi sono presentata ad un colloquio di lavoro pronta a fare di questo cous cous che è la vita una grande avventura.

Infatti, carissimo, è da quando sono tornata dalla Spagna che ho deciso di cercarmi un nuovo impiego essendomi già sfracassata le pal….rotta le scatole di fare quel che faccio e in un impeto di self-confidence ho cominciato a mandare CV a destra e a manca come copywriter e fotografa.

Inutile dirtelo, amico mio prezioso, che come tradizione niuno mi ha calcolata all’infuori di un supermercato e quindi eccomi qui di ritorno da questo dolcetto o scherzetto che mi è costato una sveglia alle 6.

La faccenda è andata più o meno così:

Arrivo in questo supermercato a due ere geologiche da casa e vado alle casse con lo sguardo assente di chi non ha nessuna certezza. La cassiera mi chiede con il solito brio tipico degli abitanti della teutonia che cosa ci facessi parcheggiata vicino a lei.

Io: “Sto cercando Frau Eichenberg, ho un colloquio per le 8.”

Cassiera: “Frau Müller?”

Io: “no no, Frau Eichenberg, mi ha scritto un messaggio dicendomi di chiedere di lei”

Cassiera: “Ah ok, quindi Frau Müller“

Dopo 10 minuti di questa solfa al gusto amaro di incomprensione la signora mi chiama la suddetta Frau, che non ho ancora capito di quanti cognomi sia provvista, la quale si palesa 15 minuti dopo.

Arriva più confusa di me e dopo avermi stretto la mano mi osserva con intensitá. Sento che mi sta leggendo l’anima.

Frau Eichenberg-Müller: “Ma scusi, Lei è cittadina UE?”

Io: “Si, sono Italiana”

Frau Eichenberg-Müller: “Ma Lei lo capisce il tedesco?” (me lo chiede in tedesco)

Io: “Si signora, sto facendo una magistrale qui in Germania”

Frau Eichenberg-Müller: “Ma Lei è abbastanza forte?”

Mentre indaga il mio tono muscolare comincia a passeggiare per le corsie con le mani raccolte dietro la schiena.

Frau Eichenberg-Müller: “Ma Lei sa quanti giorni a settimana si lavora?”

Io: “Ho letto sul sito dell’offerta che cercate per tre mattine a settimana”

Frau Eichenberg-Müller: “Noooo” (si sfigura per un attimo) “Noi lavoriamo da martedì a sabato. Quando c’è Lei?”

Io: “Beh se voi lavorate da martedì a sabato suppongo di doverci essere da martedì a sabato”

Frau Eichenberg-Müller: “No no, ci serve solo tre giorni a settimana”

Attimi di sconcerto, cefalea, battito cardiaco accelerato, insonnia, vertigini, perdita di appetito.

Io: “Allora per me sarebbe ottimo martedì, mercoledì e sabato”

Frau Eichenberg-Müller: “Ma a noi serve martedì, giovedì e sabato”

Stessi sintomi di prima più un leggero prurito alle mani.

“Guardi martedi e sabato sono perfetti, purtroppo giovedì mattina non riuscirei proprio a venire.”

Frau Eichenberg-Müller: “Ma perché, fa un corso di tedesco?”

Io: “No, vado all‘universitá”

Frau Eichenberg-Müller: “Ah ok. Quindi giovedì niente?”

“Guardi mi dispiace ma giovedì mattina non posso proprio?”

Frau Eichenberg-Müller: “E se comincia fra una settimana, può giovedì?

Seguono altri 10 minuti in cui cerco di non metterle le mani addosso.

Frau Eichenberg-Müller: “Allora lei faccia così, mi mandi una e-mail con la sua disponibilità e le farò sapere”

Io: “Perfetto, a che indirizzo posso mandarle questa e-mail”

Frau Eichenberg-Müller si ferma e mi guarda: “Li vede questi cartoni del latte? Ecco questi sono tutti da mettere in ordine. E questi detersivi? Anche questi. E quello scaffale lì? Anche quello lo gestisco io. Anche le bibite sono da fare però Lei, mi creda, non arriverà mai a fare quel settore.”

Seguono altre farneticazioni e altro sconcerto a spatola. Dopo un secondo tentativo di chiedere l’email e aver ottenuto come risposta un elenco delle mansioni da fare nella zona surgelati faccio un sorrisone sconfitto.

Frau Eichenberg-Müller: “Allora siamo d’accordo, ci sentiamo il prossimo venerdí!”

Io: “Ci conto!”

Finisce cosí questa avvincente storia, con me che torno con la coda fra le gambe all’ovile dei camerieri e la signora che rincasa nel settore bibite.

 

 

 

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