Spogliarsi dei beni materiali per vestirsi con altri beni materiali

Salve salvino a te, amico mio che aprendo questo post ti sei guadagnato la seggiola proprio accanto alla mia in paradiso. Non sono neanche passati due giorni dall’ultimo post dove ti ragguagliavo circa la mia ultima avventura spagnola ma rieccomi qui a tergiversare pur di non finire il paper che stavo scrivendo per l’università.

E sì perché qui (e con qui intendo Germania) hanno questa speciale tradizione di scavarti la voglia di vivere dandoti roba da scrivere scientificamente inutile con il solo scopo di farti perdere tempo. E io di tempo da perdere non ne ho proprio, soprattutto ora che su Netflix sono uscite le seconde stagioni di ben tre serie che aspettavo da un po’.

In più il mio trottolino amoroso ha deciso di trascinarmi a studiare in biblioteca con la sua solita affascinante retorica: “ti piacerà vedrai”,” sarai molto produttiva, vedrai” “un giorno mi ringrazierai, vedrai”.

Ed eccoci qui amico…insomma tira tu le somme della mia produttività. Maledetta me che mi faccio abbindolare dai biondi.

In più prima di uscire di casa non ho avuto neanche il tempo (in verità la voglia) di agghindarmi a festa e quindi sono letteralmente in pigiama con il parrucchino raffazzonato alla bell’e meglio. Unico gioiellino su questo corpo incredibilmente troppo poco sexy per appartenere a una 25 enne sono le mie scarpucce nuove di zecca comprate a ben 30 zecchini dal fedelissimo decathlon corredate anche oggi dal calzino che vedi in foto (lavato giuro).

Durante la mia vacanza infatti si è rotto il mio unico paio di stivali neri che non mi facessero sembrare una homeless. Il momento della scoperta è stato a dir poco tragico soprattutto contando che si trattava di un regalo della mia genitrice, faccenda che mi ha fatto quasi lacrimare davanti al mio boyfriend attonito e in parte schifato (devi sapere che quando si ubica all’estero si diventa molto più sentimentali)

E mentre recuperavo le forze e la suola scollata rimasta placidamente sul terreno invece di seguire il resto del piede come tradizione, mi sono diretta a passo di danza verso l’esercizio commerciale più vicino e soprattutto meno caro.

E già lo vedevo con la coda dell’occhio il mio Lui made in germany gongolare pronto per mettermi ai piedi un bel paio di scarponcini quechua perfetti a suo dire per qualsiasi occasione e abbinabili a qualsiasi altro accessorio della stessa marca purché esteticamente inappropriato.

Ormai lo sai, amico, che sono una banderuola al vento della serie che quando il Supremo distribuiva la personalità io ero in coda per il menu kebab arrotolato, ma sulla questione scarponcini da trekking in città io non transigo. Piuttosto mi faccio ferrare i piedi come i cavalli.

E infatti eccomi qua con delle normalissime sneakers e il mio fidanzatino con gli occhi ancora gonfi dal pianto dopo avergli rivelato i miei veri sentimenti circa gli scarponcini e sul motivo per cui non entreranno mai nella mia vita.

Il mio unico rimpianto è che avrei voluto scrivere un post circa la bellezza di liberarsi delle cose materiali, chiacchierare con le bestie, elargire abbracci e andare a vivere nella verdura come San Francesco, solo che proprio mentre scrivevo ho ripensato al mio armadio e non me la sono proprio sentita di impartire lezioni di vita circa il consumismo e ancora una volta ti ho fatto leggere 600 parole di nulla più assoluto.

Però l’importante è provarci, giusto?

p.s il mio boyfriend ha appena guardato quanto ho scritto e mi ha detto “hai visto?”

 

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