Che piacere l’attesa del piacere

Se esistesse un premio per il migliore assassino mancato dell’anno probabilmente in questo momento lo starei andando a ritirare per metterlo in bella mostra sulla mensola del salotto. Questa settimana, infatti, ha proprio messo alla prova i miei delicati nervi tanto da portare il mio dolce toyboy biondo a dire con gli occhi sbarrati “avevo paura potessi rimanere arrabbiata per sempre”.

E tu, amico, dirai che è davvero un giovanotto dolcissimo con questo suo pensiero premuroso a preoccuparsi circa la mia stabilità mentale (stabilità che io avrei messo già in dubbio in molte altre occasioni ma vabbè, l’amore è cieco), eppure non l’hai visto stamattina mentre faceva di tutto per farsi lanciare i coltelli addosso.

Infatti mentre io cancellavo tutti i miei piani di gozzovigliamento preferiti e mi dedicavo alla pulizia della nostra batcaverna, lui stava a ballarmi a mezzo metro di distanza deturpando quanto già fatto e chiedendo silente di essere maltrattato. Ad una certa ha anche cominciato a spararmi addosso con la pistola giocattolo facendomi salire letteralmente il sangue al cervello, al che mi sono dovuta prendere 5 minuti per riordinare le idee e non compiere azioni avventate.

Ma tutto è bene quel che finisce ritrovando la ragione e anche questa volta non gli ho torto nessun cappello ma solo perché mi è ancora sufficientemente caro e deliziosamente in forma per continuare a vivere indisturbato.

Comunque esaurimento a parte, sono troppo contenta all’idea del viaggio che mi aspetta la prossima settimana. Infatti non so se te l’ho detto, mio bff telematico, ma tra pochissimo abbandono questa gloriosa metropoli d’ansia in cui ubico per andare a Barcellona per un workshop di fotografia.

Migrare, seppur per poco, è sempre una bella sensazione soprattutto se si plana in una cittá provvista di palme. Certo, ogni volta che trascino i miei 60kg di fascino da un confine all’altro faccio una montagna di figure barbine però ne vale sempre la pena. Infatti ormai ho un certo allenamento nel perdere la dignità in viaggio, soprattutto se si parla di aeroporti.

Ti basti pensare che ultima volta che ho svuotato la borsa sul nastro dei controlli, nell’atto di mostrare alla sicurezza la macchina fotografica per chiedere se dovessi metterla insieme al resto delle cose elettroniche, non mi sono accorta che uno dei perizomi color carne facenti parte della mia collezioni di intimo agghiacciante fosse rimasto incastrato nel cinturino della fotocamera. E quindi per circa due minuti ho sventolato ignara la mia mutanda in faccia al tizio in divisa schifatissimo, mentre tutto il resto della fila si gustava la scena ridendo e, a ragione, giudicando.

Però si sa che le figure di merda consumate all’estero valgono la metà, anche perché se così non fosse probabilmente mi converrebbe appallottolare il biglietto e farci la zuppetta nel latte oppure direttamente cambiare il mio nome in Charlie Chaplin.

E quindi sono felice, felice, felice! Quasi quanto quella volta che ho scattato la foto con una capra mini-size in braccio (che se vuoi vederla basta che vai su instagram anche se ti avverto che il 90% delle cose che ci troverai sono erbivori e piccioni) oppure come quando andavo in vacanza al mare con i miei a Lido di Dante e ci ingozzavamo di bomboloni alla nutella, o come il giorno in cui ho montato il palo da poledance in mezzo al salotto coronando il mio sogno a luci rosse.

E se come diceva il buon vecchio Gandalf l’attesa del piacere é essa stessa il piacere, allora a maggior ragione che piacere questa attesa del piacere.

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