Grasse risate

Cosa c’è di meglio dell’abbattere i muri della solitudine se non la scoperta di una nuova sfavillante amicizia? Beh, mi vengono in mente solo un paio di cose tra cui una vacanza già pagata da qualcun altro su un’isola caraibica e un recinto pieno di alpaca molto affettuosi alla ricerca di attenzioni… ma al terzo posto ci sta sicuramente la sfavillante amicizia di cui ora ti narrerò su due piedi e senza esitazioni.

Sarà stata la visione prolungata di the Sleepover club che fin dalla più tenera età mi ha messo in testa la missione di dover cercare una o più amichette con cui farmi matching tattoo, parlottare all’orecchio e ridere del nulla saltellando istericamente.

Ma torniamo alla faccenda dell’amicizia molto tumblr perché questa settimana credo proprio di averla trovata. Che poi non è altro che la signorina giappo-russa di cui, amico mio, ti avevo narrato qualche millennio fa e con la quale ho scoperto la passione in comune di guardare programmi quali “la mia vita con 300kg”, “Matrimonio a prima vista”, “Il contadino cerca moglie” e tante altre perle che hanno contribuito a fare di me la scienziata che sono. Ed è così che questa settimana si è consumata inaspettatamente questa amicizia da favola che solo pensarci mi vengono gli occhi lucidi.

Tutto è cominciato quando mi chiese di aiutarla a farsi i colpi di sole e metaforicamente mano nella mano siamo andate a comprare il necessario per poi spostarci nella sua magione per impreziosirle il parrucchino. Uh quante risate! E quanti selfie pieni di spirito! Unica pecca giusto il momento in cui risciacquandosi i capelli ha scoperto che l’avevo praticamente sfigurata e ho visto nel suo sguardo giusto una punta di risentimento. Ma vabbè! Che pomeriggio indimenticabile

Per non parlare della serata dedicata alla pole dance dove l’ho introdotta nel mondo delle foto in déshabillé instagrammabili. Memorabile soprattutto la parte in cui l’ho quasi mandata al pronto soccorso cercando di insegnarle una mossa che io personalmente ho imparato l’altro ieri dopo quasi un anno di questo incredibile sport a luci rosse. Che settimana formidabile!

Passando ad altro (ma non meno emozionante) il mio Lui, il womanizer del mio cuore, l’opuscolo informativo dei miei sentimenti mi ha invece proposto un weekend da sogno a casa dei suoi che ovviamente ho rifiutato con un calcio carpiato e la promessa di svaligiargli casa e partire per il Messico.

Non che i suoi mi stiano antipatici, anzi sono proprio le persone che un gentleman d’altri tempi definirebbe squisite, ma a me questa faccenda di pernottare a casa loro mi fa venire le paturnie. Che poi lo so che sono solo io ad essere una stronzona di prima categoria e già ti sento, amico mio, mentre mi urli in faccia che i genitori del tuo lui/lei ti trattano a pesci in faccia motivo per cui dovrei gioire di questo legame speciale e benevolo e saltellare tra le braccia della signora genitrice del mio partner chiamandola mammina bis.

Però non so, sarà che ho il filo spinato intorno all’anima ma questa faccenda della famiglia allargata non mi convince, ha un retrogusto di accasamento che preferisco rimandare a tempo indeterminato.

In compenso ho fatto una scoperta a dir poco entusiasmante circa il metodo perfetto per destreggiarmi in questa giungla che è la vita.

L’eureka è arrivata durante un turno serale come cameriera ad una cena elegante dove si presupponeva che facessi le cose per bene e non alla cazzo di cane (il solo metodo che conosco e che credevo di aver specificato in caps lock sul mio curriculum).

Ed è mentre servivo antipasti su dei simpatici vassoietti in pietra dal peso specifico di 6 tonnellate l’uno che notai come accompagnando ogni gesto con un professionale “voilà” quasi urlato che il mio livello di professionalità raggiungeva vette inesplorate.

Ed è proprio a colpi di voilà che ho versato una litrata di vino bianco accidentalmente nel piatto di una signorina per bene, che ho fatto planare le posate usate sulla gonna di una innocente anziana con la sola colpa di trovarsi in quel posto in quel momento e, ancora, di aver fatto la scarpetta dentro il piatto di ogni commensale con il mio cravattino rosso legato alla carlona.

E sebbene nessuno abbia potuto mangiare la sua cena in santa pace senza sentire il proprio cuore accelerare i battiti alla vista della mia persona che si avvicinava con oggetti contundenti, pietanze o anche solo la volontà di sparecchiare, credo che sia stato proprio pronunciare voilà nelle situazioni più scomode ad avermi permesso di terminare la serata senza finire in manette dietro alle sbarre.

Quindi viva i francesismi che ti danno un tono e viva la mancanza di telecamere nei ristoranti, viva le amicizie con i glitter e le famiglie che continuano a sorriderti anche quando è palese che stai cercando di pagaiare il più lontano possibile da loro.

 

 

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