5 vantaggi che ti dimostrano che non essere multitasking è bellissimo e che puoi tranquillamente metterlo nella sezione “ulteriori competenze” del curriculum

Ci ho messo quasi 25 anni a capirlo ma oggi, domenica 8 settembre 2019, voglio urlarlo al mondo: il multitasking è solo una chimera, l’ennesima bugia dei poteri forti. Quindi perdonami madre mia quando al liceo ti dicevo che studiare con la musica non aveva alcuna ripercussione sul mio apprendimento e che se per leggere due pagine ci mettevo 12 ore era solo un buffo scherzo del destino perché era una menzogna…in verità non ci capivo un cazzo.

Sennò proprio non mi spiego come mai è tutto il pomeriggio che cerco senza successo di memorizzare una ventina di vocaboli cechi con Baby K di sottofondo che mi ricorda ogni due per tre i suoi estremi (p.s. Gioia ho capito come ti chiami marònna, però che hit deliziosamente orecchiabili).

E comunque non essere multitasking va benissimo anche perché questa faccenda del fare tutte le cose insieme e bene mi puzzava già da un po’ e precisamente dal giorno in cui dovendo prepararmi per un’interrogazione di filosofia ma con la consapevolezza di dovermi fare la doccia, ho incellofanato gli appunti per poterci fare lo shampoo insieme e unire l’utile al dilettevole.

Beh che dire, genianale lo so, se non fosse che sotto la doccia tengo gli occhi chiusi come i gattini appena nati (con l’unica differenza che sono 60 kg di donna e certe mattine pure 61 mortacci) motivo per cui potevo anche risparmiarmi 30 minuti di mummificazione dei miei scritti e preservare la retina dall’azione sicuramente corrosiva del sapone.

Oppure un’altra delle cose che mi fa subito borbottare impostore quando sento la parola multitasking è: mangiare e camminare, mangiare e fare le scale, magiare e in generale fare qualcosa che coinvolga l’attività motoria. Già la faccenda è ossimorica di suo, della serie che se immetto nel mio corpo calorie ci terrei a godermele un po’ prima di bruciarle (scusami ma sono una persona possessiva) ma poi masticare e deambulare insieme è una delle cose più sfiancanti sulla faccia della terra dopo rimboccare le coperte invernali sotto il materasso o stare con le braccia alzate quando si appende un quadro troppo in alto. (aaah i problemi del primo mondo)

Ma non temere, non sono qui solo per piagnucolare di dolore e rinnegare tutta la mia casata per non avermi corredato di questa skill che mi sarebbe decisamente tornata utile nella vita e che con molto probabilmente ne avrebbe anche migliorato la qualità. Macché! Al contrario oggi ho deciso di stoppare qualsiasi altra azione mille volte piú importante solo per dimostrarti, amico mio confuso come una mosca davanti a una vetrata, che non avere la funzione multitasking è bellissimo anche se il 99% della popolazione e tua madre non la pensa così.

Ed ecco il perché.

Vivere il presente

Prima di tutto ti permette di godere appieno di ogni istante della tua esistenza. Proprio la tua menomazione nel dover rimanere concentrato sull’azione che stai compiendo per non rischiare di morire nel frattempo ti consente, infatti, di gustarti il presente così intensamente da fartelo venire a noia.

Tagliare corto

Altra cosa super fica, e decisamente utile soprattutto per chi è di poche parole, ti permette alla domanda “che hai fatto oggi?” di rispondere in modo conciso e breve con l’unica azione che sei riuscito a portare a termine nelle ultime 24h senza doverti sprecare a imbastire un discorso circa tutti tuoi obiettivi raggiunti, sogni e speranze. Parlare meno non solo manterrà sempre piena la saccoccia delle energie ma ti aiuterà ad abbattere del 57% il rischio di coniugare male congiuntivi e altre scaramucce grammaticali.

Fare solo il giusto

Non raccapezzarsi quando si é coinvolti in piú di una operazione che non sia respirare puó essere un grande vantaggio anche nello spietato mondo del lavoro. Saluta con la manina il classico “visto che ci sei mi fai anche questo?” perché da oggi (ovvero il giorno in cui hai capito di non essere in grado di fare piú cose insieme e di averlo accettato) potrai urlare “e no bello mio perché io non c’ho il multitasking se non lo avessi notato quindi prima finisco la mia faccenda e poi se non sei già morto faccio il resto” e tiè! Ecco come ti sei tirato indietro dalla fatica con una spiegazione che dal punto di vista scientifico non ha nulla da invidiare a “problemi familiari” e in più hai creato nuovi posti di lavoro costringendo il tuo datore ad assumere un individuo che faccia quello che non hai fatto tu. (Se non è questa la soluzione alla disoccupazione giovanile…)

Ricordare meno

Quarto punto, ultimo ma solo perché mi è venuto in mente dopo, ti permette di avere ben nitidi tutti gli avvenimenti della tua vita dalla nascita a questo istante. Non importa che tu abbia 5 mesi oppure 150 anni, infatti secondo la studiata equazione: meno cose fatte=meno cose da ricordare avrai sempre sotto controllo i tuoi ricordi e non ti serviranno né giga e giga di spazio sul computer per foto e video che tanto non riguarderai mai piú, né tantomeno album in carta atti solo a essere spolverati che ti rinfreschino la memoria.

Aumentare la soddisfazione

Ok avevo detto ultimo punto un punto fa ma quando si è sulla cresta dell’onda dei pensieri è tutto un partorire di idee inarrestabile e quindi, toh, un quinto vantaggio (solo per te). Si dice che l’incapacità di riuscire a fare due cose insieme nella quotidianità ti consenta di gioire con slancio inappropriato qualora si verificasse la condizione opposta. E dimmi un po’: quanto è bello rallegrarsi per gli eventi straordinari? Tantissimo, vero? Dai alla tua vita quel brividino del “chissà se oggi riesco a fare una cosuccia in più” e, con la stessa emozione di quando apri una notifica su fb, scoprilo a fine giornata.

E niente, amico mio dal complesso della mono-faccenda, queste erano le 5 ragioni per cui puoi anche smetterla di fingere e finalmente mettere a nudo la tua incapacitá di saper fare più cose in contemporanea senza coprirti il viso congestionato dalla vergogna.

Come al solito spero di averti aperto gli occhi e distolto da quella voglia incontrollabile di diventare una persona migliore che si addice solo a Gandhi.

 

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