Promesse (piccanti) allettanti

Se c’è una cosa che lavorare come cameriera mi ha insegnato è che la mia audacia nel seguire Filippo nei bagni del liceo macchiandomi del reato di stalking non era nulla in confronto al coraggio dei settantenni di farti avances sessuali.

Proprio ieri un frequentatore di bocciofila, dopo avermi dato 21 anni, ha esordito con un “ringrazia che non hai 5 anni in più sennò…” lasciando quella che già si prospettava una proposta succosissima in sospeso. Peccato perché io quel sennò proprio lo volevo sapere. Se c’è, infatti, una cosa che detesto sono proprio i finali aperti, motivo per cui a volte mi guardo la prima e l’ultima puntata delle serie troppo lunghe pur di non vivere nel dubbio e di risparmiarmi ore e ore di congetture.

Che poi magari mi stava ingaggiando come badante e io, che con la mia rubrica sulla sessualità ormai vedo apparati riproduttori ovunque, ho capito male ne. Oppure voleva accasarmi con un nipote sexy multimiliardario a cui piacciono i cuccioli e che possiede un bidet.

Però qualsiasi sia stato lo scopo di questo finale aperto con sguardo da “diventerò il tuo sugar daddy opplà” io mi sento di dire chapeau davanti a tanta temerarietà e anzi di cogliere la morale che sicuramente il buon maratoneta di scala 40 cercava di insegnarmi con il suo approccio da dominatore di femmine (morale a libera interpretazione che comincia con “ai miei tempi”)

In ogni caso un’altra cosa che diverte enormemente la fascia 80+, e sicuramente intriga chi come me si attacca ancora i bollini di banana in fronte, sono i magnifici giochi di parole quelli un po´birichini. Proprio come quello che l’altra volta un partecipante della guerra del Vietnam ha cercato di propinarmi e che faceva così “ma come mai la ragazza più calda del ristorante tiene in mano il vino più freddo”. Una sentenza seguita da una quantità di disagio che si tagliava con un grissino e lo sguardo spiazzato dei colleghi seduti accanto e che sicuramente stavano pensando “ma a Klaus chi l’ha invitato?”.

Almeno queste piccole scenette di imbarazzo mi permettono di perfezionare l’uscita in moonwalking che è da mesi che provo e che continua a non venirmi nonostante la dedizione (ma sospetto sia tutta colpa delle calzature).

Certo è, che ogni tanto la mia imbecillità arriva a livelli così stratosferici da imbarazzare me e chi mi ha messa al mondo. Tipo quella volta che davanti ad una tavolata di imprenditori russi ubriachi per dire che c’era il gelato come dessert ho mimato la leccata di un cono (che poi neanche li abbiamo i coni al ristorante) lasciando tutti attoniti, me compresa. Io continuo a credere che la faccenda di Darwin e della sopravvivenza del più forte abbia la stessa valenza scientifica del terrapiattismo sennò certe mie azioni, che nella savana sarebbe punite con la cessazione immediata della mia specie e la fustigazione dei consanguinei ancora in vita, non me le spiego proprio.

E quindi niente, concludo così questo post come al solito pieno di informazioni utili, messaggi significativi di speranza e la riprova che ho il Q.I. di un ciottolo ma solo perché devo preparare anima e corpo al prossimo round e devo farlo con una certa velocità essendo come al solito in déshabillé e in ritardo.

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