Lezioni d’amore da Nicholas Sparks

Da quando ho messo piede sulla terra ci sono delle certezze che nella vita ho acquisito quasi per osmosi, come il fatto che i programmi con la D´Urso sono trash, che il vitello tonnato non ha nulla a che fare con il tonno e che i libri di Nicholas Sparks farebbero piangere anche un attivista del Ku klux Klan.

Proprio per questo e per essermi ritrovata tra capo e collo il pdf di uno di questi capolavori della letteratura “strappa storia lacrime” targata USA, ho deciso di approfondire la faccenda e, anche in virtù del mio amore per il genere rosa, delle storie romantiche e di tutti quei libri a cui tolgo la copertina per non farmi sfottere in pubblico, di lanciarmi con piacere nella lettura di “Le parole che non ti ho detto”.

Ed eccomi qui dopo 153 pagine e la certezza che per la prima volta so cosa NON voglio assolutamente diventare nella vita ovvero uno dei personaggi flemmatici del dolcissimo Nik.

Infatti non starei a spendere troppe parole sullo stile di scrittura che, oltre ad essere una traduzione, alla fine si è fatto leggere quindi te lo abbuono amico oltreoceano. Quello che mi ha consumato le cartilagini è stata la descrizione di questa love story tra una psicopatica stalker e una cozza con i muscoli che si svolge con lo stesso brio con cui mi facevo rasate la testa a zero quando prendevo i pidocchi alle elementari.

Per farla breve (sappi che non la farò breve davvero) Theresa, giornalista di un tot di successo, è una madre divorziata con a carico un ragazzino di 12 anni di nome Kevin che vive a Boston. Ovviamente è single ma per scelta: tradita per anni dal marito, non riesce piú a fidarsi di nessuno ed è alla ricerca dell’amore vero. Fin qui nulla di che, anzi tanto di cappello perché Theresa è descritta come una favola moderna brunette quindi grazie Nik per aver concesso anche a noi more di avere dei sogni.

Tutto comincia quando la nostra eroina durante la sua corsetta delle 6 del mattino trova sulla spiaggia una bottiglia con dentro un messaggio d’amore di un certo Garrett indirizzato a una tizia morta di nome Catherine. Theresa commossa da quelle bellissime figure retoriche usate a sproposito, mostra la lettera all’amica nonché capo del giornale su cui scrive, e decidono di pubblicarla sulla testata di Boston perché insomma sembra proprio una genialata e di cose geniali in questo libro ne accadono a mazzi.

Quello che a questo punto della storia è fondamentale notare è come Nicholas abilmente introduce la figura camaleontica di questa fantomatica best friend nonché consigliera di cose perseguibili a querela: di lei sappiamo che è in sovrappeso, che non ha hobby, che ha un marito da 120 anni che parla solo di golf e che non ha altro da fare che presentare uomini alla nostra affascinante protagonista nella speranza di vederla accasata e infelice proprio come lei. E qua mi sento di dire che Nik deve solo ringraziare di aver scritto questa baggianata di romanzo nel ´98 quando ancora la questione del body shaming non stava così a cuore senno certe affermazioni sulla BFF qualcuno gliele avrebbe pur fatte notare. Ma il fatto che Theresa si accolli questa tizia non è altro per Nicholas che l’espediente perfetto per farci capire chiaro e tondo che la nostra affezionata protagonista non è una sciacquetta qualunquista ma una dolce e caritatevole Don Bosco in un corpo da schianto.

Anyway…

Quindi pubblicano questa rottura di minchia su carta da lettere e trovano per vie traverse altri due messaggi sempre dello stesso autore. Theresa che non ha sicuramente bisogno di un sostegno psicologico da qualche esperto del settore, neanche il tempo di un bidet e già si sente attratta da questo scrittore anonimo di cui non conosce la fedina penale.

Ma vabbè!

Tanto c’è la sua amica a spronarla ad andare alla ricerca di questo tizio e, perché no, di prendersi la settimana libera visto che c´è. Segue una sessione di stalking che non posso biasimare e la nostra sognatrice parte e arriva in questa provincia che è una specie di reparto geriatrico XXL con vista mare.

Ovviamente quando vai alla ricerca di una persona di cui non conosci neanche i connotati è normalissimo che il suddetto si trovi da solo al porto a guardare il vuoto con le mani dietro la schiena. E per fortuna anche per Theresa le cose sono andate proprio così, come è naturale che siano.

Come abbiamo già detto Garrett sarebbe potuto essere un anziano di quelli che continuano a votare Berlusconi anche ne 2019, un terrorista, un maniaco, una testimone di Geova ma no. Garrett è fico e muscoloso e anche molto interessante (almeno secondo Theresa). I suoi argomenti ruotano sul mare, le barche, il mare, i pesci, la solitudine, il mare, e la moglie morta.

Una roba che persino Gandhi dopo 20 minuti in sua compagnia gli avrebbe tirato uno schiaffone. Theresa, invece, giá lo ama e ovviamente anche al nostro eroe lei non dispiace affatto. Infatti ha vissuto per 3 anni nel rimpianto della coniuge mancata però quando vede la nostra fanciulla nel suo look sbarazzino composto da pantalone cachi (Nicholas fa indossare a rotazione a tutti i suoi personaggi il cachi, non chiedermi perché) e camicetta senza maniche, avvicinarsi alla sua imbarcazione non può fare a meno di pensare “ehila pupattola”.

Quindi il tempo di una loffia escono in barca, fanno le passeggiate, parlano di crostacei e finalmente fanno sesso. (Qua la narrazione prende a tratti una piega fantasy: durante il loro primo inaspettatissimo amplesso infatti theresa sostiene di venire più e più volte. Io non conosco l’orientamento del signor Sparks ma a questo punto mi verrebbe quasi da chiedergli una notte di prova).

E dopo 4 giorni di frequentazione i due turbati si stanno già dicendo ti amo, tanto che la settimana dopo lei cerca subito di impugnargli Kevin perché, insomma, 4 giorni sono 5760 minuti che sono 345600 secondi quindi un’infinità di tempo.

Kevin ovviamente è l’unico dodicenne che invece di mandare a fanculo la madre per averlo portato in un paese di anziani a conoscere un uomo che per quanto sappia potrebbe essere un pedofilo, definisce Garret “un tipo tosto, per essere un adulto”. Certo Kevin, certo. Ci vediamo quando comincerai a vendere fumo ai tuoi compagni di classe.

Ed è con la benedizione dell’adolescente che procede la storia d’amore perfetta: loro continuano con discorsi di una noia raccapricciante sul mare, nei momenti in cui parlano d’altro fanno battute del calibro di “stai attento giovanotto!” e per il resto Garrett semplicemente piagnucola.

Infatti i sensi di colpa nei confronti della moglie morta lo turbano nel profondo. E qui la sua sofferenza potrebbe essere anche comprensibile e un motivo per avvicinarsi emotivamente a questo personaggio. Se non fosse che Garrett è proprio una di quelle persone che si trascinano come anime in pena nel grande marasma della vita, come dei giganteschi budini di angoscia, per cui io, che piango quando vedo delle belle foto di cuccioli, non sono riuscita a provare neanche un po´di tristezza per la sua vicenda arrivando al punto di domandarmi se non sia, forse, diventata un mostro.

Dall’altra invece abbiamo questa Theresa che dopo una settimana già pretende che il novello boyfriend dimentichi la moglie morta per amare solo lei perché insomma la vita così funziona e lei certe cose le sa. In fondo lei è proprio la girl power che tutte vorremmo essere: una cagaminchia che si lamenta per qualsiasi cosa, una di quelle persone che comincia una frase con “io sono una persona che”, una che si nutre di crackers integrali e spocchia e che parla o del figlio o che ti fissa finché non ti volti urlando “cazzo guardi”.

Quindi tutto va avanti così, tra un ti amo e un sacco di ansia, fino a quando il nostro amico fatto di carne e tristezza va a trovare la nostra tostissima protagonista e le dice che non può andare avanti così e le chiede di lasciare tutto per trasferirsi da lui.

Theresa usa un diplomatico giro di parole per dirgli che lei a Boston ha carriera, amicizie e il piccolo Kevin e che se tra i due c’è un fallito che dovrebbe spostare la sua ubicazione per l’altro quello e lui che in Doveminchiasta ha solo la barca. Quindi decide di farsi una passeggiata di pochi minuti e lascia Garrett solo a casa a stringere i pugnetti e prendersi la nuca tra le mani.

La tragedia si consuma quando il giovane decide di rovistare nei cassetti della sua bella (perché farsi i cazzacci degli altri è sempre cosa buona e giusta e sono la prima a ribadirlo) e trova la lettera che, se ti ricordi, Theresa aveva trovato e pubblicato 130 pagine fa. Garrett si arrabbia e, quando lei torna, con voce isterica la accusa di essere una putt…bugiarda e che quelle erano cose sue (che poi le avesse gettate in mare quella è un’altra faccenda) e che la loro storia d’amore non era nulla in confronto a quella con cui sta turbando il lettore con i suoi inutilissimi flashback da innumerevoli capitoli. E se ne va.

Fine

Scherzoooo LOL. Theresa va infatti a trovarlo e dopo aver fatto appassionatamente l’amore (i personaggi di Nicholas fanno solo l’amore sappilo e nel durante di baciano anche i polpastrelli, adoro) gli dice che ha ragione, lui sta a pensare troppo alla morta e lei non se la sente di vivere con questo confronto e se ne va. Aridaje

Arriviamo verso la chiusa di questa bellissima storia d’amore. Garrett dopo quel giorno capisce che senza trombar…senza amore non riesce più a vivere e decide di gettare in mare un’ultima epistola per dire addio a Catherine (ovviamente l’inquinamento dei mari per lui non è una prerogativa) e scrive una seconda lettera a Theresa per dirle che effettivamente è un looser e che verrà a vivere da lei a Boston a fare il muschio sul suo divano.

Sfortunatamente mentre getta la lettera in mare muore.

La storia finisce con lei che gli scrive una lettera dove lo ringrazia per averla amata ma soprattutto per averle insegnato che anche il dolore si supera e che, per questo, supererà tranquillamente anche il suo decesso senza troppi indugi.

Questo è quanto.

Per tirare le mie personalissime conclusioni per quanto riguarda la protagonista, non so perché, ma vista la sensibilità già me la vedo tra dieci anni a fare la badante che maltratta gli anziani.

Per Garrett credo, invece, che Nicholas abbia intuito di non poter scegliere fine migliore ed effettivamente non saprei proprio come dargli torto.

Kevin è entrato e uscito nelle nostre vite con una leggerezza abbacinante e nessuno sentirà la sua mancanza.

La migliore amica nonché boss del giornale probabilmente continuerà la sua vita dipinta dallo stesso Nik come un lago di banalità e carboidrati.

Quindi in generale consiglio vivamente la lettura di questo manoscritto che mi ha dato tanto in termini di rabbia e tolto altrettanto in termini di alfabetismo, e ci tengo tanto a ringraziare Nicholas per aver scritto almeno un’altra dozzina di capolavori, immagino sempre della stessa forza, che se dovessi mai ricevere gratuitamente da qualche parente o amico non indugerò nel leggere.

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