Vacanze spagnoleggianti

Nella foto: una me che si sta pulendo tutta Barcellona con il pantalone e che avanza con il solito sguardo sornione di chi la sa piú lunga.

Se fossimo nell’800 e io stessi scrivendo le mie memorie su una pregiata carta da lettere probabilmente a questo punto sarebbe macchiata di lacrime e moccio. Proprio ieri notte, infatti, sono tornata da 10 giorni di muschio, sole e muchachos spagnoli e la sola idea di riprendere la mia attuale esistenza mi fa annebbiare la vista.

Ma vabbè s’ha da fare ed è per questo che al posto di prepararmi per gli esami sono qui a raccontarti le solite frottole da pochi euro al solo scopo di sentirmi ancora un po’ sulla Barceloneta e non a Dresda city senza neanche un bigliettone da 500 per indorare la pillola.

Che poi non sarebbe tutto così tragico se non avessi per caso scoperto che la Spagna è proprio la mia terra natia. L’ho percepito quando passeggiando per la calle ho sentito bambini dell’età della prima dentizione cantare Daddy yankee con lo stesso trasporto con cui io accompagnavo luna e orso nella canzone dell’addio. Per non parlare delle radio che danno Shakira in spiaggia, un’immagine idilliaca che, come ormai ben sai, e è da sempre la mia più preziosa fantasia erotica, o ancora la presenza delle palme che rendono la vita più in stile film americano patriottico pieno di cliché sulle teenager in crisi.

Per fortuna nonostante questa vacanza sia solo più un dolce ricordo, conservo un magico segno del costume che non solo rovinerà tutti i miei outfit da Cicciolina per i prossimi sei mesi ma che mi rimembrerà ad oltranza quanto sia stato piacevole addormentarmi sbavando sull’asciugamano in spiaggia oppure del messicano cresciuto in California che ha cercato di approcciarmi chiedendomi quante pagine di un libro riesco a leggere in un’ora (aaah che romantico) o ancora di quando io e mia sorella abbiamo visitato casa Battló a soli 22 squinzie e siamo uscite con la morte nel cuore (fai il conto tu di quanti kebab ho perso),o la mattina in cui ci siamo sparate 1 ora e rotti di messa più coda all’entrata per vederci la Sagrada Familia gratuitamente come chi ha le braccine di un t-rex ma vuol comunque poter dire di esserci stato e, in ultimo, il momento in cui ho riso giuliva davanti ad un negozio di prodotti per capelli chiamato Analex e di cui non capisco tuttora la strategia di marketing.

Ma se c’è una cosa che veramente ho capito in questi 10 giorni è che non bisognerebbe mai riflettere circa la propria vita davanti al mare e uno stormo di gabbiani affamati. Non ci si ricava nulla di buono, fidati. Alla fine ti ritrovi a chiederti se quello che stai facendo abbia un senso o se forse non sarebbe meglio scavarsi una fossetta nella sabbia e aspettare che qualcuno prenda in mano le redini della tua vita magari offrendoti un sussidio a vita per la simpatia. E pensare che per fortuna solo il 20% del tempo l’ho passato rimuginando mentre il 70% a sperare di non veder pubblica l’unica foto mai fatta in discoteca e che già solo a sentimento deve essere un quadretto horror e il restante 10% a diventare strabica per controllare (per la scienza, cosa credi) se tra gli abitanti degli asciugamani vicini ci fosse qualcuno di hot a cui dare le proprie attenzioni.

Per non parlare, poi, delle mie skills in spagnolo. Se l’altra volta ho ordinato biscotos e paninos questa volta non mi sono neanche sforzata di aggiungere suoni sibilanti random per integrarmi…insomma proprio la classica italiana all’estero che i più definirebbero un’imbelle mentre i teneri di cuore giudicherebbero una ragazza speciale.

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