Sfahion blogger

(in foto: una me stessa che si tralascia)

Sarà perché ormai sono una delle voci più ascoltate del web, sarà che il mio gusto in fatto di stile trasuda da tutte le foto in circolazione, ma se c’è una materia su cui mi sento in dovere di disquisire è proprio la moda.

Ebbene sì perché quando c’è di mezzo il fashion io sono sempre in prima linea con i miei fedeli gambaletti e molti altri bellissimi capi d’abbigliamento che solo chi si odia per davvero potrebbe indossare a 24 anni.

Il sospetto che non sarei mai diventata una fashion blogger in verità si è insinuato verso i 15 anni quando mia mamma, dopo tonnellate di outfit e mise alla carlona, ha avuto il dubbio genuino che io fossi daltonica. Sebbene dentro i nostri cuori speravamo tutti che il problema fosse proprio quello, sono bastate un paio di visite oculistiche e svariati “di che colore è?” e “questo ti sembra blu o viola?” per capire che il motivo per cui abbinavo arancione e verde senza pormi alcun problema fosse esclusivamente riconducibile alla mia totale, irrisoluta, plateale e a tratti nauseante mancanza di gusto.

Se la cosa mi ha scoraggiata? Ma no, affatto! Dai 16 ai 19 infatti ho risolto il mio problemuccio di look semplicemente riducendo i miei outfit a pezze coprenti sì e no il 30% del mio, allora in peso forma, corpo. Una specie di moulin rouge h24 ma in versione adolescente sfigurata dagli inestetismi della pubertà. Quando ci ripenso provo ancora una fitta di nostalgia per quei top vedo non vedo (no no vedo) che amavo portare con -2000°, ideali per confortevoli passeggiate in centro all’insegna della meningite. Per non parlare del mio uso sconsiderato dei tacchi pure per le scampagnate in collina che con il mio lover di allora erano un must.

Comunque, superato quel triennio di perdizione posso serenamente dire di aver appeso al chiodo i miei vestiti da frequentatrice di night club (ma che tutt’oggi recupero all’occorrenza) e di aver cominciato ad addobbare la mia figura appesantita dallo stress (che solo una materia complicata come turismo può darti) con quel tocco di casalinga divorziata che ogni 20enne segretamente desidera. E niente, il mio viaggio nel mondo del beauty per ora staziona qui, nella speranza, mal riposta, di trovare un giorno una via di mezzo tra il deshabillé e il clochard. Certo, la mia attuale permanenza in Germania, felicemente proprietaria del marchio registrato calze e sandali, potrebbe non aiutarmi nell’ascesa verso il pianeta Armani.

Comunque io sono del partito che ogni 7 anni cambiamo cellule (leggenda metropolitana a cui voglio continuare a credere come a quella che sostiene non sia saggio dire tre volte bloody mary allo specchio) quindi chissà che ai miei 28 non debba diventare una guru delle nuove tendenze.

Parlando, invece, in generale di moda ci ho pensato a lungo (almeno 5 minuti) e credo di essere arrivata alla conclusione di essere una fan di questo universo. Un po´perché mia sorella la studia e io sono sua fan a prescindere (anche se fosse una di quelle persone che quando parla ti tocca, giusto per farti capire il grado di affetto che provo) e poi perché credo che il mondo dietro all’abbigliamento sia una forma d’arte e in quanto tale la sostengo e la ammiro (e tante altre belle cose che fanno sempre dandy, fico e maledetto)

Certo la mia forte passione per le sottomarche come kiabi e primark potrebbero smentire quanto detto poco sopra ma fingerò di non accorgermene e andrò dritta al punto di questo emozionante articolo. Se mai un giorno qualcuno volesse addirittura offrirmi del denaro per indossare i suoi capi di abbigliamenti, che questi siano Chanel o Miss ribellina poco importa, niente mi frenerà dal diventare ambasciatrice a pagamento. Quindi fatevi avanti con le offerte.

Nel frattempo attenderò qui, come un’amante munita di fazzolettino che in lacrime saluta il suo lui in partenza per il Vietnam, che lo stile venga ad impossessarsi della mia anima e mi porti quel po´di buon gusto che mi permetta di dire una volta e per tutte anch’io sono una #fashionblogger, amatemi.

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