5 modi per giustificare la non fotogenicità della propria persona fingendo non dipenda da sé stessi ma da altre variabili al di fuori dell’umano controllo

Come al solito anche oggi dovrei fare duemila cose e invece eccomi qui a prodigarmi per il sociale con la stessa boria con cui Gandhi promuoveva il digiuno tra i suoi seguaci.

Per la rubrica di oggi, dopo un´estenuante riflessione tra una puntata di “Jane the Virgin” e l’altra (ricordati che solo dio può giudicarmi) ho ritenuto opportuno rivolgere la mia saggezza proprio a te, amico gradevole nella vita reale ma inspiegabilmente ripugnate su rullino. A te che ogni volta che c’è da scattare una foto di gruppo ti inseriscono nelle file dietro nonostante il tuo metro e cinquanta, a te che neanche tua mamma si appende i tuoi scatti sul frigo per non sfigurare davanti alle amiche e ancora a te, bell’anima, che, proprio come me, riesci nel secondo che precede il click a sfigurarti in viso come una maschera carnascialesca avvilendo persino i fotografi di professione.

Anche tu probabilmente ti starai chiedendo come sia possibile che nell’era dei social una tale disgrazia sia capitata proprio a te che comunque sei una persona onesta e non hai mai ucciso nessuno. Bene, questo amico non lo so. Quello che posso dirti, però, é di distendere i muscoli facciali perché da oggi potrai finalmente trovare non una ma ben cinque infallibili scuse per giustificare il tuo brutto muso in foto ad amici, parenti e follower.

Ma prima di entrare in merito alla questione ed elargire i miei come al solito validissimi consigli, approvati da un’associazione di persone ostracizzate dalla società e momentaneamente in ritiro spirituale dalle parti del Nepal, permettimi di presentarmi.

Enchanté! Mi chiamo Morgana Meli, ho anagraficamente la stessa età di Gigi Hadid e, seppur momentaneamente assopito, il suo stesso sex appeal. Da anni colleziono selfie scattati dal basso che mettono in evidenza difetti che non pensavo neppure di avere. Questo disagio dell’essere sempre tra il vomitevole e il preoccupante dietro l’obiettivo non mi impedisce tuttavia di esibire la mia immagine sul web e su carta stampata con quella nonchalance che le malelingue potrebbero definire mancanza di dignità. Vivo, inoltre, nel terrore che qualcuno scorra per sbaglio la galleria del mio telefono e che io debba ucciderlo subito dopo. Tra le caratteristiche, invece, che fanno di me una persona speciale annovero l’abilità di viaggiare low cost con flixbus e lamentarmene per giorni, mangiare i salumi senza pane, rimandare cose importanti e un gatto che quando torno a casa non mi saluta.

Quindi senza ulteriori indugi: 5 modi per giustificare la non fotogenicità della propria persona fingendo non dipenda da sé stessi ma da altre variabili al di fuori dell’umano controllo

  1. C’è una brutta luce

Partiamo in quarta con l’intramontabile “C’è una brutta luce”. Questo cavallo di battaglia della generazione pomeriggio 5 (Barbara docet) è facilmente applicabile in tutte le occasioni della vita quotidiana. Procedimento facile e veloce alla portata di tutti i bipedi. Dopo essersi scattati una foto a qualsiasi ora del giorno, che sia di mattina, sera o persino nella cosiddetta golden hour, riguardando l’immagine, notare asimmetrie mai notate prima, difetti cutanei e un leggero strabismo. Gemere sommessamente “Ma c’è una brutta luce” e scagliare l’apparecchio fotografico verso l’orizzonte.

  1. È lo sfondo indecente

Che tu sia davanti al Colosseo, nel Grand Canyon o infilato tra due sebach, da oggi qualsiasi location sarà in grado di trasformare il tuo proverbiale fascino in uno sfacelo di mollezze grazie a questa scusa take-away. Fai così: fermati in qualsiasi posto tu ti trovi e scatta la tua pic. Prenditi del tempo per studiartela e sorprenditi scoprendo 20 menti che fino a pochi istanti fa sonnecchiavano sotto la faccia a tua insaputa. Prima che qualcuno possa giudicare lo scatto, urlare “scusami ma lo sfondo è veramente indecente”. Fingere che la piramide di Cheope alle tue spalle sia solo volgare bigiotteria e inghiottire la fotocamera.

  1. Ma come mi ero vestita?

La terza giustificazione é la più gettonata durante l’annuale maratona fotografica dei primi 16 anni di vita. Partendo dal presupposto che durante l’adolescenza, a quanto pare, non si possieda l’ormone dell´abbinamento (di cui io sono tuttora sprovvista) questa scusa è particolarmente plausibile e, dunque, fortemente consigliata. Quindi: durante la visione di una caterva di foto in età puberale esclamare a pieni polmoni “ma come mi ero vestitaaa!”. Non accennare al fatto che anche con addosso un Louis Vuitton con quella faccia da schiaffi la foto avrebbe fatto schifo uguale.

  1. Aah ma vabbé si vede che sono arrabbiato/triste/allegro/affamato

Si sa che il viso umano ha una tot di muscoli ed è in grado di plasmare le proprie espressioni con una facilità sbalorditiva (tranne Bella Swan, il suo patrimonio genetico non possiede altra smorfia che quella di dolore). Se queste sono le premesse e la scienza è dalla nostra, perché non sfruttare questa nostra incredibile virtù per giustificare la nostra faccia da scemi del villaggio dietro l’obiettivo? Facile, fai così: fatti scattare una foto o scattatela tu stesso. Riguardandola prova a non rigurgitare la cena di due giorni fa e ammetti candidamente “Aah ma vabbé si vede che sono + un’emozione a tua scelta” e aggiungi “ci riproverò domani”.

  1. Che fotografo di merda

Declinabile in versioni piú o meno soft, questa scusa ultima per ragioni di logica ma non per importanza, consiste nell’avere location, luce, outfit e umore perfetto per realizzare lo scatto per cui una qualsiasi delle Kardashian sfigurerebbe le altre sorelle a unghiate pur di avere. Lasciare che un terzo scatti un’immagine. Che sia un passante, un amico, tua madre o un fotografo professionista poco importa. Dai una sbirciata al risultato e, dopo aver constatato che anche nelle migliori condizioni possibili e immaginabili sempre di una visione orribile si tratta, stringere i pugni e digrignare “che fotografo di merda”. Chiudersi in sé stessi.

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