Mi scoraggio in Danimarca e altre storie avvincenti

Girare da soli per una città è un’esperienza potenzialmente desolante, soprattutto se sei una portatrice scema di figure di merda ogni mezzo metro.

Che poi io mi sono sempre giudicata sociopatica quindi non capisco tutta questa voglia di calore umano in viaggio. Però è così, e l’ho scoperto mentre passeggiavo per le vie di Aahrus (in Danimarca) facendo foto per lo più a gabbiani durante la battuta di caccia.

Sarà che l’unico contatto umano che ho avuto me lo sono giocato in pochi nano secondi. È successo con una signorina bosniaca in vena di chiacchiere alla fermata dell’autobus. Lei si avvicina, forse, nella speranza di trovare in me la migliore amica mai avuta, e cominciamo a parlare del piú e del meno, stiamo lì a disquisire, a raccontarci le nostre vite, sogni e speranze, il tutto in inglese come è giusto che sia. Io addirittura azzardo un paio di gorgeous e hilarious carpiati per sottolineare la completa padronanza con l’idioma straniero. Fin qui tutto perfetto, stiamo per suggellare la nostra nuova amicizia con un braccialetto portafortuna quando inaspettatamente (vabbè non troppo) arriviamo alla domanda “cosa fai nella vita”. Io come al solito sostengo di essere una traduttrice dal tedesco, omettendo la parte in cui traduco solo descrizioni di sacchetti per aspirapolvere, e lei mi spiazza con un “professoressa di inglese”. E arriva come una sciabolata in pieno petto. Emma Watson abbandona fluttuando il mio corpo ingordo di grassi saturi e al suo posto comincio a rivivere spezzoni dei miei anni al liceo passati cercando di coniugare i verbi irregolari, lottando per capire come minchia si usa have been, quale dei 50 futuri sfoderare e così via. In lontananza mi sembra di vedere il mio professore a braccia incrociate che, scuotendo la testa, mi dice “iou non hou capitou nientei sorry”.

Da li in poi la nostra conversazione è diventata io che dico I flought from italy to here e lei che mi guarda spiazzata e cerca di allontanarsi da me a colpi di moon walking.

In compenso la cittá è graziosa e sono stata in un museo che se fossi un´aristocratica definirei squisito ma che in virtú delle mie umili origini mi limito a descrivere come fico (per fare quella alla mano). Certo, quando gli ho mollato 15 euro alla biglietteria mi ha fatto maluccio il cuore ma ne è valsa la pena. Infatti la foto cristica che vedi l´ho scattata proprio lí quindi soldi ben spesi insomma. Diciamo che tranne la parte in cui non trovavo l´entrata alle sale e mi sono ritrovata nelle segrete, tutto è andato per il meglio. Anche dopo aver quasi chiuso due bambini danesi tra le porte di un ascensore. O dopo che mi hanno dovuta rincorrere per farmi posare lo zaino perché non avevo letto il cartello 2mila metri x 5 che mi invitava a farlo. Però dopo è andato davvero tutto liscio.

Un po´meno spesi bene sono stati i tre euro e cinquanta di cioccolata alla macchinetta. Ma posso spiegare.

Teoricamente la bevanda degli dei costa 10 corone e il suo erogatore si trova nella hall dell’ostello in cui momentaneamente sto scrivendo queste mie memorie. Ecco, proprio accanto c’è la reception e al bancone una signora che ti saluta sempre molto cordiale ma che in verità ha il filo spinato intorno all’anima per la questione che ora sto a dirti appena la finisco con i preamboli. Comunque, essendo quella la mia 15esima cioccolata nelle ultime 48 ore non disponevo più delle 10 corone richieste e ho chiesto alla gentile signora di cambiarmi qualche euro nella sua sciocca valuta. Lei annuisce e poi dopo un minuto di sguardi che si incrociano, occhi vacui e sudori freddi ammettiamo candidamente che non abbiamo idea di quanto ammonti la cifra (lei ha un computer davanti ma a nessuno viene in mente la geniale idea di guardare su internetti, due sveglione insomma). Io prendo un po´ di monete dalla tasca e tendo la mano della serie faccia lei che mi fido e quieta la vedo che comincia a prelevarmi dal palmo la somma di un menu kebab rotolo con tutto più patatine, salsa a scelta e bibita in omaggio come se nulla fosse e concludendo con un innocente „credo sia così”. E cosa le dici alla signorina, che pagare 3 euro una cioccolata alla macchinetta è ingiusto come fare lo sgambetto ad un anziano?

Passando alla parte che forse potrebbe interessarti di più (stai insinuando che i miei racconti non siano avvincenti?) di ragazzi carini ce ne sono come promesso. Unica pecca è che per ogni individuo avvenente ce ne sono almeno tre del genere femminile ancora meglio. Quindi se come me credi di essere una bionda intrappolata in un corpo con troppa melanina in testa che non ti appartiene, non ti consiglio di passeggiare per queste vie a cuor leggero. Se, invece, ti piacciono le bionde cerca di non lasciare la mascella per strada.

Domani in compenso sarò finalmente in compagnia e in programma abbiamo la visita al parco dei cervi. Insomma sarà probabilmente il giorno più bello della mia vita dopo la volta in cui sono entrata nel recinto degli alpaca.

Ti terrò aggiornato.

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