Siamo quello che mangiamo…

…ed è una cosa terribile.

Ci riflettevo oggi mentre consumavo il mio solito pasto messo insieme a colpi di cibi raffazzonati e trovati negli anfratti di quella bat-caverna che teneramente chiamo cucina.

E mentre ingollavo a ritmo di samba pane, senape e uova mi rendevo conto che la mia relazione con il cibo è paragonabile solo allo struggimento emotivo con cui Rose, piuttosto che scomodarsi, ha lasciato il bellissimo corpo di Jack inabissarsi nell`oceano Atlantico.

Lo amo immensamente ma non abbastanza per applicarmici.

Cucinare non è mai stato il mio forte nonostante i promettenti geni di mia madre. Tra i primi piatti vanto sugo con aceto di mele (praticamente veleno), una speciale piadina di sola acqua, farina e sogni, polpettine di uova e pangrattato, pane e formaggio inzuppato nel the alla menta.

Per la sezione snack veloci e digeribili alle 18 del giorno successivo annovererei, invece, il formaggio grattugiato lasciato sciogliere in padella fino alla creazione di un delizioso crostino probabilmente cancerogeno e fette biscottate con passata di sugo cruda perfetta per ridarmi la giusta carica.

Forse non si era capito ma non mi piace mettermi ai fornelli. Primo perché non riesco a far fare agli ingredienti il tragitto frigo-padella senza dimezzarli e i superstiti bastano sempre e solo per una porzione molecolare. Poi perché tagliare le verdure mi sembra un`occupazione ingrata. Per non parlare del fatto che non riesco mai ad azzeccare il sale e, soprattutto con ospiti, la cosa mi mette una discreta ansia. E last but not least, odio lavare i piatti.

Per questo tra una pasta al tonno e l`altra mi concedo il lusso di pasteggiare a minestrine knorr e pizze surgelate accantonando il senso di colpa.

E poi non apprezzare il mondo culinario ha i suoi vantaggi. A livello medico rinforza il sistema immunitario portando l`organismo ad assimilare qualsiasi cosa che siano bacche o catrame senza fare storie. Emotivamente non ti spinge a riflettere se quello che stai masticando allungherà o accorcerà quel fantastico cammino che è la tua vita. E poi vogliamo parlare del grandissimo privilegio di pasteggiare a kebab a qualsiasi ora del giorno e della notte senza il cruccio di voler sapere se la carne sia carne o scarto industriale tessile?

Insomma, non avere la forza neanche di tagliare una cipolla mi ha dato sicuramente facoltà che fanno di me un mix tra un`eroina e una cogliona.

Comunque se mai dovessimo uscire insieme sappi che con una cenetta a lume di furgoncino del porcaro vai sempre sul sicuro.

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6 risposte a "Siamo quello che mangiamo…"

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