Tutta colpa della musica

L’altro giorno mentre lavavo i piatti, con cui ero ormai arrivata a discorrere piacevolmente vista la loro permanenza ottuagenaria nel lavandino, mi sono messa ad ascoltare alcune delle mie hit spagnoleggianti preferite. Come al solito la faccenda si é conclusa nel modo piú imbarazzante possibile e quindi con una performance canora e tentativi di twerk mal riuscito che un giorno i miei dirimpettai mi rinfacceranno a suon di video-ricatti. È stata questa breve ma intensa parentesi ludica, che mi ha spinta a chiedermi quale possa essere la causa nefasta che ha fatto di me la sciroccata che sono oggi.

Ed effettivamente mi sono resa conto che ero già una bambina segnata quando nell’eta della lattazione sono stata esposta alle cosiddette ninne nanne ed in particolare al classicone “ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do”. Scritta probabilmente da una madre in crisi post parto, questa coccola sonora è un chiaro inno all’abbandono di minore e un tentativo da parte di chi di dovere di rifuggire dalle proprie responsabilità. A questa tipologia di filastrocca musicabile devo senza ombra di dubbio i miei numerosi tic nervosi e la sfiducia in qualsiasi relazione sociale.

Ancora avvolta nei pampers, la musica per la prima volta mi mise davanti ad un dilemma esistenziale dandomi una lezione che non avrei dimenticato tanto facilmente. “il coccodrillo come fa” infatti non era solo un simpatico motivetto ma ancor di più rappresentava la prima avvisaglia di una vita basata su incertezze e dilemmi. Se non ero in grado di identificare il verso di uno sciocco rettile come avrei potuto dirigere la mia vita sulla strada giusta? Infatti.

Sempre appartenete al magico mondo targato Antoniano devo “Le tagliatelle di nonna Pina” che mi ha insegnato ad assumere molte più calorie di quante ne vengano consigliate dai dietologi di tutto il mondo e ancora “Fammi crescere i denti davanti”, il primo accenno cantato al body shaming e presagio dei 12 anni di apparecchio che di lì a poco avrebbe segnato la mia intera esistenza e le difficoltà nell’approccio con l’altro sesso.

Sicuramente non hanno migliorato la situazione i tormentoni del mondo Disney. Tralasciando i doppi sensi che tanto una bambina bacata come la sottoscritta ha impiegato 23 anni a scovare, canzoni del calibro di “Il mondo è mio” o “Ce la posso fare” sono state la causa di un’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità intellettive sfociate pochi anni più tardi in un doloroso scontro con la realtà.

Arriviamo poi agli anni quando, corredata di caschetto alla Ringo Starr, tentavo di stare al passo con le mie cugine allora teenager che si scatenavano sulle note di Wannabe. Un’epoca che ancora oggi ricordo con molta nostalgia soprattutto per i gadget, i poster appesi e la voglia di sentirsi trasgre acconciate male. Ma se alle mie amiche Spice girl devo sicuramente la mancanza di gusto nel vestire, un ringraziamento speciale va a Britney che mi ha trasmesso quel poco di megalomania che dà alle mie giornate quel quid in più. Ne deduco che la nascita di questo blog sia attribuibile proprio allo stesso sentimento che ha spinto la mia beniamina a raparsi a zero nel lontano 2007 (giusto con qualche spettatore in meno, ma insomma ci siamo capiti).

Una parentesi breve ma, secondo me, fondamentale per capire cosa si celi dietro alla mia grande solitudine, è quella dei balli di gruppo che mi hanno introdotta poco alla volta nel mondo che tutt’ora bazzico con una certa assiduità delle hit spagnole. Le parenti alla lontana di Despacito e La Cintura mi hanno insegnato ad ancheggiare anche quando non c`è alcun motivo per farlo e mi hanno dimostrato che a volte bastano pochi suoni onomatopeici per rendere chiaro un concetto (un vantaggio non da poco quando ti ritrovi a dover aprire un conto corrente in tedesco).

Per quanto riguarda l’ala sognatrice del mio emisfero destro e buona parte dei complessi di inferiorità ne ritrovo la causa nell`era di Disney Channel. In un universo in cui un` adolescente riusciva a trasfigurarsi da liceale a star della musica pop con il solo ausilio di una parrucca, sfido chiunque a crescere con dei sani principi. Sulle note di High School Musical ho capito che se Gabriella Montez era riuscita a conquistare il playboy più famoso di tutta Albuquerque, nonostante le ballerine ai piedi, allora anche io avrei avuto una chance nella vita.

Durante quello stesso periodo, in coda alla colonna sonora di camp rock, cominciò ad affacciarsi timidamente nella playlist del mio mp3 Shakira, tuttora regina indiscussa del mondo immaginario dove io sono una che conta. A questa dea dai fianchi snodabili devo la capacità nei momenti difficili di spegnere il cervello per rifugiarmi in una realtà parallela fatta di spiaggia, palme e gonnellini poco coprenti.

Un altro capitolo importante della mia vita si è svolto sulle note stucchevoli di tutti i tormentoni della musica italiana a partire dagli anni 60 fino all’altro ieri. Ai big tricolore sono debitrice della voglia di mettere in musica qualsiasi emozione, dall`amore alla fame e il sonno, il tutto rigorosamente nei toni della lamentela.

Forse l’unica tappa musicale vagamente rispettabile la devo al periodo dove, entrata a piè pari nella pubertà, tentavo di darmi un tono e alla ricerca dell’approvazione sociale mi sono spinta verso i lidi della musica hard rock. Inutile dire che sorbirmi mesi e mesi di AC/DC, Kiss, Guns N`Roses e Sex Pistols non mi ha portato nulla se non rabbia repressa e fastidio a pelle verso le persone che parlano a voce alta. Ma non tutto l’acufene vien per nuocere. I miei furiosi amici mi hanno, infatti, insegnato a prendere le delusioni di petto e a reagire secondo la regola stoica del “e sti cazzi”. E poi ancora oggi mi tornano utili quando in presenza di un umano avvenente mi viene chiesto che musica ascolti e rispondere Enrique Iglesias mi sembra di cattivo gusto.

E pensare che queste sono solo alcune delle tappe musicali che mi hanno plasmata in un essere orribile. A volte mi chiedo se avessi ascoltato più Bach dove sarei a quest`ora, chissà. Ma almeno mi consolo pensando che se nella vita non prenderò mai un premio Nobel non sará di certo colpa mia.

Annunci

2 risposte a "Tutta colpa della musica"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: