I 5 consigli pratici per cominciare milleduecento cose contemporaneamente, non finirne mezza e vivere comunque con leggerezza.

Ciao amico mio iniziatore di cose. Buongiornissimo caffè a te che cominci a cucinare ma aspe` prima devo stendere, leggo però ancora due paginette, cacchio dovevo chiamare il mio gatto, ops un momentino finisco ancora di cucirmi una calza, forse sarebbe meglio ripassare qualcosina per l`esame, ma nooo è davvero appena uscita l`ultima stagione di Black Mirror.

Se c`è una patologia che condividiamo è proprio questa. Iniziare le cose, meglio se tutte insieme, e non finirle mai più fino ad arrivare al giorno del giudizio e nel tirare le somme della propria esistenza dirsi…Boh tutto sommato non ho concluso una beata minchia.

Uno psicologo forse cercherebbe di capire quale delle tue parti becere ti impedisca di dare un senso alle cose che fai, Freud ti inserirebbe nella categoria degli scemi, un coach motivazionale ti urlerebbe vai così dammene 20 etc etc ma io, ricercatrice esperta nel campo delle scuse futili come le mie scelte di vita nonché laureata nelle intriganti scienze del turismo, posso rivelarti come continuare indisturbato a condurre una vita senza arte nè parte senza premeditare il suicidio neanche una volta.

E allora…. I 5 consigli pratici per cominciare milleduecento cose contemporaneamente, non finirne mezza e vivere comunque con leggerezza. (leggere anche solo fino a metà)

1- Di tutto un po’. Prendere il suddetto proverbio di solito usato in ambito culinario per indicare una dieta varia ed equilibrata. Fare finta che possa essere il cavallo di battaglia della tua esistenza. Alla domanda “Che cosa fai nella vita?” rispondere con punta di fierezza “di tutto un po`”. In caso di colloquio di lavoro con suddetto quesito stare sul vago, alla fine dire: tanto io questo lavoro non lo volevo veramente/il solito sistema parentelare/governo ladro.

2- “Non è che faccio tutto a merda, sono solo multitasking”. Adottare parolone anglofono per indicare la propria condizione esistenziale. Non ammettere a se stessi che sia scientificamente impossibile studiare mentre si guarda un telefilm. Se sei donna esclamare “ si sa noi donne siamo multitasking!”, se sei uomo annunciare “Sono un uomo multitasking, beata/o chi mi sposa”

3- “È che sono una curiosona/e”. Indurre terzi a pensare che l’impossibilità di finire un azione sia direttamente proporzionale alla curiosità del proprio essere. “Non ho finito di leggere questo libro perché ero curiosa di leggerne un altro. Non ho finito il corso di aerobica perché ero curioso di provare nuoto”. In cerca di approvazione sociale ricorrere al social preferito. Scrivere come stato: “sono una curiosona/e”.

4- “Niente a senso”. Mentre si svolge azione utile/proficua/vitale porsi il quesito filosofico sulla vita per eccellenza. Osservare la parete di fronte con insistenza. Rispondersi “Niente a senso”. In virtù della risposta ripiegare su azione/i inutile/i.

5- Dal momento in cui si aprono gli occhi fino al momento in cui si esclama “si è fatto tardi” trascorrere secondi, minuti, ore a casaccio. A fine giornata giustificare le 15 ore di vita sperperate rivolgendosi al proprio/a partner o gatto o coscienza esclamando “La giornata è troppo corta, dovrebbe avere più ore!”. Non riconoscere che anche in un universo parallelo in cui una giornata si compone di 60 ore di luce solare non avresti anche oggi concluso un cazzo di niente.

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